Eravamo quattro amici al bar

di Giordano Boscolo

Mi sto facendo una piccola cultura leggendo i post di Autodafé, nel senso che sto cominciando faticosamente a capire i contorti meccanismi che regolano il rapporto tra case editrici, distributori, librerie, oltre a far luce sull’inquietante, e per certi versi affascinante, figura dell’editor che in realtà è un ghost writer, eccetera (a proposito, qualcuno sa dirmi qual è la traduzione italiana de ‘sto benedetto editor?).
Più leggo questi post e più mi sento una specie di Biancaneve che non sapeva quali fossero le reali intenzioni dei sette nani, ma prima o poi la verginità bisogna pur perderla e a quarant’anni suonati era ora che giungesse anche il mio turno. Sono lieto che tra i frequentatori abituali ci sia la signora Francesca, che oltre a dare informazioni estremamente illuminanti le espone con una chiarezza croccante. Così come seguo sempre volentieri gli interventi di “A.”, anche perché ha scelto simpaticamente di firmarsi come il personaggio di un romanzo ottocentesco.
Quando accedo al blog non posso però fare a meno di notare che il suo titolo è “libri, autori e lettori di Autodafé”, e allora comincio a fare due conti (tre non sarei in grado): i libri ci sono, perché è di loro che si sta parlando, gli autori ogni tanto compaiono, con il nome più o meno per esteso, ma i lettori di Autodafé dove sono?
Okay, siamo tutti d’accordo che c’è bisogno di puntare sulla qualità delle opere, cercare autori che abbiano qualcosa da dire oltre il solipsistico (seppur sacrosanto) monologo intorno alle proprie sfighe personali, cercare una linea editoriale coerente e così via, ma quello che non ho ancora capito è se, secondo i suoi lettori, Autodafé ci stia riuscendo oppure no.
E’ vero, c’è sempre facebook per avere qualche riscontro, ma facebook, per come lo vedo io, non è altro che un contenitore di sms e di foto interattive. Ah già, ci sono anche i pollici del “mi piace”/ “non mi piace più”, ma francamente mi sembra un po’ poco per esprimere un giudizio degno di questo nome.
Mi sarebbe quindi piaciuto che questo blog fosse il luogo giusto per fare i conti con l’oste, ossia per verificare se stiamo aggiungendo altra fuffa alla fuffa già esistente, o se invece la rotta è quella giusta.
O magari capire se, nonostante le buone intenzioni e la politica editoriale interessante, gli autori finora selezionati da Autodafé siano considerati non all’altezza dai lettori che li hanno letti.
Immagino abbiate presente quella canzone di Gino Paoli sui quattro amici al bar che volevano cambiare il mondo. Peccato che nessuno gli avesse chiesto di farlo.

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8 commenti

Archiviato in comunicazione, lettori

8 risposte a “Eravamo quattro amici al bar

  1. Una bella immagine quella “chiarezza croccante”…
    E uno spazio di confronto come questo è sempre utile.

  2. Grazie Giordano! Vero, croccante non me lo aveva detto mai nessuno e mi piace moltissimo! Dà l’idea della freschezza.
    Ghost-writer in italiano si chiama “negro”., anche se oggi non appare politically correct. Qualche dizionario traduce “scrittore fantasma”, ma in italiano si è sempre detto negro, evidentemente nel senso che fai lavorare qualcuno al posto tuo. E’ una vecchissima tradizione, soprattutto nell’ambito della politica, in cui i discorsi vengono scritti da altri, o quando vediamo libri scritti da gente nel mondo dello spettacolo o dello sport che all’improvviso si mette a pubblicare autobiografie, romanzi ecc.
    In quanto alla tua osservazione sul fatto che qui nessuno abbia ancora parlato dei libri di questo editore, hai proprio ragione. Dunque mi riprometto di leggere qualcosa e di fare una recensione

  3. Intanto sono andata a curiosare tra le pagine del tuo libro, Le nausee di Darwin e devo dire una cosa, per quel che mi permette una lettura così breve e limitata: è assolutamente divertente! Ho riso moltissimo, anche se è un divertimento che sai bene affonda le radici nell’amarezza della disoccupazione, dello smarrimento di chi si trova a beccheggiare su un peschereccio chioggiotto per una manciata di euro, invece di occuparsi di ciò per cui è stato formato. Ma scrivi davvero bene e da quel che ho letto lo scrivi lasciando trasparire attraverso l’ironia quel senso di smarrimento e inutilità che è oggi il terreno su cui si muovono i nostri ragazzi.
    Sono davvero curiosa di leggere il resto

  4. Pigi S.

    Seguendo l’invito, se posso invece io parlerò brevemente di “Vuoti a perdere” di Pervinca Paccini, libro che ho reperito alla Hoepli dopo un lungo girovagare a vuoto per le librerie da grande distribuzione del centro di Milano (è lì che ho potuto toccare con mano le difficoltà distributive cui accennavate). Il suddetto si rivela una raccolta di racconti scritti con grande capacità e con una sapienza autoriale che, di volta in volta, sa calarsi con magistrale adeguatezza nei diversi generi sessuali, fasce reddituali, età senza mai smettere di essere credibile. Il racconto d’apertura sulla badante è smorzafiato, oltre che per la resa delle amareggianti situazioni in cui queste persone si trovano nel nostro paese, non meno per la costruzione psicologica della voce narrante. Stilisticamente bellissimo anche “Carne”. Divertenti quello sulla vendetta trasversale operata sul cane del partner e quello sul cameriere impiccione. Un gioco di emozioni scerbanenchiano vibra nel racconto sulla madre in coma, e la figlia che anzichè addolorarsi aspetta in cuor suo che ella sgombri con la sua morte l’alloggetto per sè e la sua nuova famiglia. Simpatico anche quello sulla donna divisa tra due uomini diversissimi: piacevole soprattutto la resa dei due diversi temperamenti maschili e dei due tipi di rapporti sentimentali che ne sono derivati. Da non dimenticare il pezzo sull’anoressia, etc. Davvero una gran bella lettura, che mi sento di consigliare caldamente.

  5. un saluto a tutti! sono una degli autori, ma mi voglio esprimere qui come lettrice degli stimati colleghi autori. mi mancano alcuni titoli, ma, obiettivamente, tutte le opere lette finora sono davvero ottime e le ho ammirate. sono certa che, con il passare del tempo e la diffusione dei libri di Autodafé, anche gli stimati colleghi lettori si faranno sentire più spesso, qui e su altri blog, o magari su anobii e in calce ai siti di vendita online, dove è possibile lasciare commenti.

  6. A.

    Un caro saluto, Giordano. E aspettiamo presto di avere qualche considerazione dei lettori. A.

  7. A.

    Ah, il mestiere dell’editor. Non penso sia un ghost writer, ma che nella sua versione più trascesa e strumentale non è raro che lo diventi. Sono stato editor su un prodotto non semplice di divulgazione pedagogica (poi non pubblicato per motivi che prescindono il mio lavoro) e collaboravo per il mio Istituto con un editore abbastanza importante (DeAgostini). Il mio lavoro consisteva nell’essere garante della linea editoriale, già condivisa tra editore e autori del prodotto, sia nelle accezioni di stile che nell’approccio ai sì delicati argomenti trattati. Non scrivevo io al posto degli autori, ma capitava suggerissi come rielaborare certi passaggi fornendo in un’ultima istanza una mia proposta non vincolante, ma esemplificativa: spesso le problematiche che trattavo erano afferenti alla comunicazione, alla semplificazione del lessico o alla necessità di maggiori spiegazioni per veicolare il contenuto presupposto. In ultima analisi mi occupavo anche di una prima correzione di refusi e castronerie formali. E’ un mestiere a suo modo affascinante e che, a mio parere, richiede una grand elucidità soprattutto nell’editore che lo ispira. Se l’editor non ha chiari gli obiettivi del lavoro in cui è impiegato e i limiti entro cui svilupparlo, ritengo possa nuocere più che funzionare.

  8. Noto ora il post di Giordano Boscolo. A tutti noi, che qui gradiamo riflettere ed esprimerci sui problemi della “categoria”, piacerebbe tanto entrare nei pensieri dei cari lettori.
    Qualcuno di loro certo si è espresso qua e là nel web, o con i diretti interessati. Se siamo davvero curiosi, potremmo forse valutare, con qualche rischio di un po’ sciocca auto-gratificazione , la possibilità che ognuno ne riporti un paio di esemplari… Dite la vostra.
    Voglio intanto riferire, a elogio del nostro editore, l’apprezzamento tributato alla qualità del prodotto (carta, veste tipografica, stampa ecc.) da parte di tre autori miei conoscenti – pubblicati da altri, si capisce – e di alcuni librai.
    Quanto ai blog, anch’io ne ho uno, di natura molto diversa, e abbastanza frequentato: gli autori di commenti rappresentano in media 1,5% dei lettori. E Autodafé ha appena aperto il suo. Un po’ di pazienza.
    Alcune traduzioni di “editor”: commentatore e/o curatore di un testo, redattore e direttore di giornali, tecnico di montaggio. L’ultima si riferisce al cinema, ma la preferisco e l’ho praticata su pubblicazioni disciplinari. Consentito anche, per me, correggere errori marchiani, eliminare ripetizioni, sistemare la punteggiatura…
    Andando oltre abbiamo il ghost writer; non dovrebbe rimanere tale, ma figurare con il suo nome e non solo nei ringraziamenti.

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