L’autore preferito (ma l’opera?)

di Cristiano Abbadessa

Spulciando tra risposte e repliche realtive alla domanda sullo scarso amore dei lettori per i racconti, trovo, quasi messa lì per caso, una frase che mi colpisce. Scrive Annalisa, dopo aver motivato la propria preferenza per i romanzi: “Questo non significa che scarti i racconti a priori, ma se mi piacciono la prima cosa che faccio è scoprire se l’autore ha scritto anche romanzi…”. La frase mi incuriosisce, perché spesso e volentieri il lettore procede a rovescio: “accetta di provare” a leggere una raccolta di racconti, vincendo l’istintiva riluttanza, solo se l’autore gli è già noto, e apprezzato, per una significativa produzione di romanzi.
Nell’uno e nell’altro caso, comunque, al di là del rapporto tra romanzi e racconti (su cui non voglio qui tornare), emerge una delle connotazioni classiche del lettore italiano: ci si fida del nome dell’autore, perché ogni lettore ha, nella propria testa, un elenco di autori bravi, e tra questi elegge i preferiti. Personalmente faticherei un po’ se dovessi cavare dal mazzo della letteratura “i miei autori preferiti”: operazione che, a quanto sento e leggo, risulta invece facile e istintiva per la maggioranza dei lettori. Mi troverei invece molto più a mio agio nell’indicare le opere che ho amato, scoprendo inevitabilmente di citare con esse autori diversi.
fiamma petrovichC’entra, nel parlar molto di autori e poco di opere, la personalizzazione estrema della societa contemporanea, suppongo. Perché se ci fermiamo a pensare, credo che possiamo convenire che è molto raro il caso di un autore che abbia prodotto, anche a giudizio soggettivo e favorevolmente prevenuto, più di uno, massimo due capolavori. Molti potranno dire che i loro autori preferiti “non li tradiscono mai”, ma è un giudizio che spesso fa riferimento più a un apprezzamento stilistico o strutturale e che indica il riconoscimento di una costanza di buon livello nella produzione letteraria. Ma non stiamo parlando di capolavori.
Il capolavoro, io credo, si ha quando un autore ha qualcosa di importante e profondo da dire, e trova il modo di dirlo benissimo, costruendo l’opera d’arte. Questo capita un paio di volte nella vita, a mio giudizio; il resto è mestiere, professionalità, capacità di raccontare, anche se in quel momento non si ha nulla di fondamentale da dire. Intendiamoci, in questo modo nascono moltissime buone opere, di piacevole lettura; ma non capolavori. E per un autore non è in ogni caso facile replicare il successo: perché o esprime la tendenza a ripercorrere strade già battute, ritrovandosi magari nell’incomoda situazione di quel noto scrittore italiano del secolo passato accusato di aver scritto per cinquant’anni lo stesso romanzo (e se il primo fece scalpore gli ultimi susciarono solo noia e indifferenza), oppure tenta la carta dell’eclettismo, con il rischio però non solo di non trovare una nuova magia ma di scontentare anche il “suo” pubblico.
Noto che anche nei commenti e nelle recensioni riservati ai nostri libri prevale a volte la voglia di capire se questo o quell’autore, trattandosi di esordienti o quasi, ha la stoffa per “diventare” uno scrittore di valore. E un poco la cosa mi infastidisce, perché mi piacerebbe, e troverei più logico, che le opinioni espresse dicessero se la tale opera è mediocre, buona o splendida, a chi può piacere e a chi no. Poi, sarà il tempo a dirci se quell’autore ha già detto tutto quel che aveva da dire, se diventerà con mestiere un buon scrittore seriale o se nel futuro ci regalerà un capolavoro.
Ma il prestare tanta attenzione all’autore, e non all’opera, mi disturba soprattutto perchè induce a qualche dolorosa rinuncia.
Fra le prime proposte ricevute dalla nostra (allora appena nata) casa editrice, ricordo un racconto breve, che una volta impaginato avrebbe potuto occupare una dozzina di pagine. Bellissimo, ma ovviamente non pubblicabile da solo. Contattai chi l’aveva scritto, per sapere se avesse altri racconti nel cassetto: non li aveva, stava lavorando a un romanzo, mi mandò alcune pagine, ci confrontammo sull’opera in gestazione, ma poi la cosa inaridì. E, in ogni caso, quell’abbozzo di romanzo non valeva un decimo del racconto: perchè in quella breve creazione c’era l’essenza assoluta di ciò che quella persona aveva da dire nella sua vita, e aveva trovato il modo, forse istintivo, di dirlo con una perfezione creativa che non era più in grado di replicare.
Chi ci segue dall’inizio, se ha letto con attenzione il nostro sito, avrà forse notato che da qualche mese a questa parte abbiamo tolto la facoltà di inviarci come proposte editoriali singoli racconti brevi: un autore deve proporre un’opera compiuta, sia essa un romanzo o una raccolta. Abbiamo accettato la logica del mercato, diffidente verso i racconti in genere ma tanto più refrattario alle antologie di autori vari.
Spesso mi viene il sospetto che ci siamo sbagliati. Perché, mercato o non mercato, se io avessi ricevuto dieci racconti come quello di cui sopra, avrei pubblicato una delle opere più belle della letteratura italiana.

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3 commenti

Archiviato in lettori, scrittori

3 risposte a “L’autore preferito (ma l’opera?)

  1. Mi permetto di dissentire.
    Ovviamente quanto segue vale per me e non è detto che debba essere regola generale.
    Per quanto mi riguarda, la lista di autori amati l’ho stilata in base alle mie letture di una vita, esperienze, conoscenze.
    Sono moltissimi, con una rosa di alcuni. Li amo più di altri perché nella loro opera, che è l’insieme di tutte le loro opere, ho trovato molte risposte, oppure mi hanno spalancato mondi non immaginati, o mi hanno insegnato a guardare il mondo da altre angolazioni, in genere rivoluzionarie.
    Il fatto è che, se io dico di amare un pittore, come ad esempio Lorenzo Lotto, Mantegna, Caravaggio o Kandinskij ecc. nessuno mi potrà dire: ma non è l’artista che devi ammirare, quanto qualcuna delle sue opere, i grandi capolavori. Non puoi confondere l’opera con l’artista. Lo stesso valga per i musicisti. Gesualdo da Venosa, Mozart, Stockhausen ecc. non hanno scritto SOLO capolavori, ma io posso a ragione dire: amo questo musicista.
    Il fatto è che l’opera non è disgiungibile da chi la fa. Perché l’opera, sia essa letteraria, artistica, musicale, cinematografica ecc. è l’espressione della visione del mondo che ha il suo autore. Della sua poetica.
    Mi pare che dire: amo l’Orlando Furioso non sia diverso dal dire: amo Ariosto. Affermare: amo le Cosmicomiche non sia diverso dal dire: amo Calvino.
    La visione del mondo di un artista (e uno scrittore, dato che crea qualcosa che prima non c’era e la crea trasformando il pensiero in opera attraverso la pratica, cioè l’arte, che significa appunto “il fare”, è un artista) è in ogni sua opera. Non puoi prenderne una o due e tralasciare il resto. Magari in alcune è più completa e visibile, in altre meno, ma ciò che conta in un artista (dando ovviamente per scontato che abbia la necessaria dimestichezza con i ferri del mestiere) è la sua poetica. E questa poetica deve essere coerente e presente in ogni parte del tutto.
    Non può essere l’opera in sé e per sé che interessa, se avulsa, distaccata da tutto il resto. Anche perché sarebbe poco comprensibile.
    Non tutte le opere dei grandi sono capolavori. Manzoni (senza innescare ulteriori digressioni o polemiche ) ha scritto roba orrenda, a parte un capolavoro assoluto e due o tre cose molto belle. Ma anche nelle cose ormai illegibili c’è la sua poetica e sono comunque fondamentali per capire il resto.
    Troverei strano dire: amo Moby Dick. Amo Melvillle, per Moby Dick, per Billy Budd, per Mardi, per Benito Cereno e per tutto quello che ha scritto perché in ogni opera c’è lui, c’è la sua visione del mondo, la sua poetica, il suo concetto del Male e del Bene ecc. E questo per tutti gli autori che amo.
    Non amo le Storie di San Matteo, o la Madonna dei Palafrenieri. Amo Caravaggio e tutte le sue opere, perché Caravaggio è in ciascuna di esse.
    E Melville e Caravaggio e Dickens e Balzac e Dante e Calvino e Mozart e tutti gli altri grandi che amo, che non sto a enumerare, SONO le loro opere. L’insieme delle loro opere. Tutte insieme.
    Questo per i grandi. Quelli che con le loro opere hanno dato al mondo una visione più ampia dell’uomo e della vita.
    Insomma, la mia idea è che non si possano scorporare le opere da chi le fa. Sono tutt’uno. Anche quelle meno riuscite.
    I miei autori e artisti più amati a volte “mi tradiscono”, ma non per quei piccoli tradimenti li amo di meno.
    Non lo stesso si può dire per le mode e per chi le segue.
    Moravia, tanto per non far nomi, e cogliendo i riferimenti, era osannato in vita come maestro assoluto, ma in realtà quegli osanna molto avevano a che fare col potere ( o strapotere) che ha esercitato per parecchi decenni, decidendo chi sì e chi no secondo il suo giudizio. Ora che è morto se ne vede la mediocrità. Non di alcuni romanzi. Ma di tutti.
    E’ stato però un ottimo giornalista.
    Tutto questo ha, ovviamente, valore per me.

  2. Pigi S.

    A me piacciono moltissimo Proust, Sterne, Rediguet, Rabelais, Cervantes, Petronio Arbitro e Ippolito Nievo.
    Questo taglia la testa al toro?

  3. annalisa

    Quando scelgo un libro sono tanti gli stimoli che mi guidano. A parte la mia generale predilezione per il romanzo, quando entro in libreria raramente ho un’idea precisa in testa. Di solito me ne esco con ameno 5/6 libri, di cui almeno uno è un saggio e un altro un libro per bambini. Gli altri sono romanzi. Come li scelgo? Nel corso degli anni i miei criteri sono cambiati: da ragazzina la selezione avveniva su base tematica e allora ho avuto il mio periodo horror, il periodo fantasy, quello psichedelico. Negli anni di studio il criterio prevalente era quello della nazionalità: se leggevo Flaubert, inevitabilmente passavo a Maupassant per arrivare a Proust e Sartre e così via. Per anni ho letto solo scrittrici, c’è stato un periodo in cui scartavo a priori gli americani, poi solo quelli. Alle volte mi va qualcosa di ‘leggero’ e mi dedico ai gialli e forse questo è il genere in cui più mi lascio tentare dal nome dell’autore: Elizabeth George è una garanzia, non leggerò più un libro di Nesbo perchè ci sono solo serial-killers. Anni di esperienza come lettrice mi hanno fatto sviluppare un fiuto particolare per scovare i libri giusti per me, siano essi i best-sellers del momento o gli immortali capolavori della letteratura, i miei criteri di scelta si sono integrati e sono diventati molto più flessibili. Quello di scegliere il libro in base all’autore è solo uno.
    E poi, perchè no? Se hai letto due volte ‘Il vangelo secondo Gesù’ di Saramago è inevitabile che non ti venga la curiosità di leggere anche ‘Memoriale del convento’, per poi magari lasciarlo a metà e leggere ‘Il vangelo’ per la terza volta. Se hai amato ‘Cent’anni di solitudine’ per quale motivo non leggere ancora Màrquez? Del resto se il terzo quarto o dodicesimo libro del tuo autore preferito non ti soddisfa, puoi sempre cambiare autore.

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