Libri, librai e librerie. Quando la scelta non è possibile

di Cristiano Abbadessa

Registro con attenzione il commento di Fabio Giallombardo, pubblicato su questo blog al momento di sottoscrivere la prenotazione per l’abbonamento (prenotazione indispensabile, lo ricordo: sulla base delle adesioni raccolte decideremo come modulare e gestire nel dettaglio l’operazione). Lo leggo con calma e cura perché, in poche righe, condensa diversi temi interessanti.
Mi soffermo sulla frase che introduce il concetto posto a chiusura: «Naturalmente spero che questa nuova e lodevole iniziativa di vendita online non sostituisca in nessun modo la vendita al dettaglio presso le librerie». Su questo, in prima battuta, posso tranquillizzarlo: la campagna di abbonamento e sostegno, proprio per come è stata pensata e proposta, non può andare a sostituire la vendita dei nostri titoli anche attraverso il canale tradizionale delle librerie. A riprova, come avrete forse notato (o saputo tramite facebook o newsletter), siamo finalmente riusciti, dopo estenuanti solleciti e faticose verifiche, a pubblicare sul nostro sito un primo elenco di librerie che hanno a disposizione le nostre opere o che possono ordinarle, ricevendole in tempi brevi, in quanto in stretto e costante contatto coi nostri distributori o direttamente con noi (ovviamente, scusate la pedante precisazione, non è che al momento tutte queste librerie abbiano tutti i nostri titoli sugli scaffali: però ci conoscono e possono evadere celermente qualunque ordine).
La proposta di abbonamento e sostegno, per sua natura, non può considerarsi rivolta all’intero e indistinto universo dei potenziali lettori. È chiaro, come sempre Fabio ha fatto notare, che per aderire bisogna essere convinti della bontà del progetto editoriale nel suo insieme e avere una certa consapevolezza circa il significato del gesto. Abbiamo immaginato di trovare un riscontro positivo in chi ci segue da tempo, in chi ha apprezzato l’insieme della nostra produzione, in chi ha validi motivi per sostenere il progetto di un piccolo editore specializzato in narrativa di qualità e con un taglio sociale. Accanto agli abbonati, è naturale, resteranno i molti lettori occasionali, quelli che in un anno acquisteranno un nostro titolo o forse due, ma ai quali non è pensabile chiedere di più.
Questo, peraltro, non vuol dire che non sussistano forti perplessità sulla politica commerciale delle librerie, come più volte sottolineato, e come ci sembrino per certi versi poco comprensibili soprattutto le scelte dei librai indipendenti (quelli “di catena” hanno altre logiche, però, a modo loro, perseguono con coerenza un obiettivo, inevitabilmente diverso dal nostro). Come ho già cercato di far capire, il progetto di distribuzione diretta, quando è nato, aveva il sogno di evolvere fino a declinarsi come una proposta fatta da un pool di editori: cosa che avrebbe offerto una più ampia scelta di titoli ai lettori e che avrebbe consentito, magari con il supporto di una struttura “consortile” creata allo scopo, di aprire un canale di trattativa con le librerie. Perché, questo è bene ribadirlo, molte librerie rifiutano in modo assoluto il contatto coi singoli editori.
Ed è a questo punto che si inserisce l’unico motivo di dissenso con quanto scrive Fabio. Il quale, come già altri prima di lui, ci ribadisce che «la maggior parte dei lettori ama comprare i libri esclusivamente in libreria». Ora, so benissimo che le cose stanno così, che la libreria ha per molti lettori una valenza simbolica insostituibile e che esistono anche motivi “etici” per sostenere la filiera nel suo insieme. Tuttavia, devo far presente che il lettore può raccontarci che preferisce acquistare in libreria, a patto che questa sia una libera scelta. E una scelta, per essere tale, si basa sul presupposto dell’esistenza di almeno due alternative. In realtà, come più volte spiegato, spesso e volentieri le alternative non esistono: molti titoli di piccoli editori non hanno alcun accesso alle librerie, e quindi nelle librerie, semplicemente, non possono essere acquistati.
Su cause e responsabilità di questa situazione ci siamo espressi ampiamente più volte, e stavolta vorrei evitare di ripetere le riflessioni filosofiche o sistemiche. Analizzare i problemi va bene, ma al dunque bisogna anche trovare delle risposte e delle soluzioni. E quindi – chiedo al lettore che vuole acquistare in liberia e che «per decenni non cambierà per nulla al mondo le proprie abitudini» – come si comporta quando viene a conoscenza dell’esistenza di un libro che gli interessa ma che non riesce a trovare né ordinare in alcuna libreria della sua città? Preferisce rinunciare all’ipotesi di acquisto, e non leggerlo, o preferisce che gli venga data un’alternativa? Spero che la risposta vera sia la seconda.
E proprio perché l’abbonamento a un singolo editore non può essere la soluzione alternativa per quel lettore (magari occasionale), ecco che il grande problema di un canale di vendita diretto e alternativo resta aperto e da affrontare con approccio più “laico”.

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3 commenti

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3 risposte a “Libri, librai e librerie. Quando la scelta non è possibile

  1. Personalmente condivido appieno quello che Cristiano Abbadessa scrive in questo post, tanto che, da almeno dieci anni, affianco alla visita settimanale in libreria (quasi mai preceduta da un’idea chiara su quale libro io voglia veramente acquistare) l’acquisto on line di opere che sono tagliate fuori dalla grande distribuzione, dal momento che ormai gli scaffali “fisici” dei grandi bookstores rigurgitano soprattutto i capolavori di Federico Moccia e di Francesco Totti, o al limite le avventure pseudofantasy dello scrittore fotogenico brizzolato di turno… Diciamo che ormai il 50% delle mie spese mensili foraggiano la piccola editoria, anche perché faccio molto uso del prestito interbibliotecario – che nelle Marche funziona benissimo – e questo mi consente di “ordinare” e tenere per un mese i classici che non possiedo e che poi restituisco alla biblioteca d’appartenenza. Tuttavia il mio scetticismo riguarda la vecchietta che, sebbene magari inorridisca vedendo la pessima qualità di molti dei libri che tengono in ostaggio il grande mercato della distribuzione italiana, nondimeno non svilupperà mai (per gli anni che le restano da vivere) l’elasticità mentale, né la competenza telematica di cui avrebbe invece bisogno per acquistare un romanzo on line: per cui, “quando viene a conoscenza dell’esistenza di un libro che le interessa ma che non riesce a trovare né ordinare in alcuna libreria della sua città”, lei semplicemente non lo acquista. Io mi comporto diversamente, anzi per me è quasi una sfida, mi sento un po’ Robin Hood, ma lei no, getta la spugna e via, si comporta come un astronauta di fronte all’idea di superare la velocità della luce: conosco moltissime persone così e mi fa rabbia, perché credo che se proprio loro – che in fondo sono il baluardo di un certo stile meditativo e profondo del vivere la lettura – non riescono a sganciarsi dalla tirannide della distribuzione prona alle mere leggi del profitto, allora c’è poca speranza per il futuro, giacché la più parte dei giovani, che smanettano molto meglio di me sul web, non baratterebbero un buon libro neppure per una funzione assolutamente superflua del proprio videotelefonino o come diavolo si chiama! Ecco perché ritengo che una casa editrice dovrebbe riuscire a tutti i costi a trovare, almeno in tutte le grandi città, almeno un rivenditore che renda possibile il reperimento fisico dei libri. Anche se il libraio è indisponente, anche se si comporta come un impiegato di fermoposta o come uno smistatore di salami all’ingrosso, anziché essere quello che dovrebbe, cioè un mediatore di arte e di cultura.

  2. Quello che mi piace di questo blog è la qualità e la serietà dei post e delle risposte. Non meno del linguaggio chiaro e concreto di cui autore e commentatori fanno uso. Ho frequentato per curiosità e, all’inizio, serio interesse, il nuovo blog che si autodefinisce letterario, “Le parole e le cose”, anche intervenendo se avevo qualcosa da dire. Ma ora, dopo aver visto di che roba si tratta, ne sono fuggita a gambe levate. Verbosità a cascata, vuoto intellettuale, invidie più o meno aperte, rivalità, odi, aggressività, discussioni infinite sul sesso degli angeli infarcite di paroloni ridicolie e citazioni di autori astrusi, gente che, solo per aver pubblicato qualche articolo di critichese letterario e qualche romanzucolo (che contraddice nella mancanza di valore i loro sproloqui letterari) o perché fa il ricercatore in qualche università si sente “arrivata” e sale in cattedra a far la lezioncina senza nemmeno sapere con chi parla. Brrrr….. che pena….
    Parole tante, cose zero.
    Qui almeno si parla di cose, cioè fatti concreti. E lo si fa in modo concreto.
    Ho parlato di questo non per fare pettegolezzi, ma perché un panorama così squallido come quello offerto da quel blog (e da altri del suo genere e con le sue pretese) è la quarta di copertina – o la copertina stessa – della situazione che più volte qui s’è discussa. Cioè della totale mancanza di interesse per la buona scrittura, per la buona letteratura e per la realtà che la cultura italiana (o ciò che rimane di essa) dimostra.
    In quanto alla questione in discussione, purtroppo temo che Giallombardo abbia ragione. E’ molto difficile combattere il trend che si è creato. Io ricordo molti anni fa l’esistenza di moltissimi piccoli editori che hanno sostenuto e pubblicato il meglio della letteratura e del pensiero italiano. Ora alcuni di quelli si sono ingranditi e sono divenuti parte del Moloch editoriale che tutto divora, altri sono defunti, altri si sono riciclati a pubblicare testi tecnici. Esempio del primo caso è Neri Pozza, un tempo, quando era vivo il fondatore, editore raffinatissimo e d’avanguardia, ora sforna autori best sellers ma di poco spessore e significato. Tra i secondi, ricordo l’editore romano Bonacci,
    Posto la bella intervista, in questo senso illuminante, a Gian Carlo Ferretti, esperto e studioso insigne del rapporto tra letteratura ed editoria.
    http://www.ilpolitico.it/2008/12/23/701/
    Leggete cosa dice delle piccole case editrici e del loro ruolo.

  3. Pigi S.

    Ammetto sin da subito che la butto lì, e nemmeno so quanto sia fattibile, ma non sarebbe possibile affiancare alla naturale filiera libraria anche la distribuzione presso le edicole, per dirne una? Questi punti vendita sono frequentati da una clientela eterogenea, non per forza composta da ‘lettori forti’, ma anche da curiosi che, attratti da un titolo, potrebbero decidere di acquistarlo, magari per un temporaneo sfizio. Scipioni per esempio – un editore di Viterbo che pubblica una saggistica curiosa e non banale – credo si affidi esclusivamente a questo genere di distribuzione eterodossa.

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