Un premio, un articolo e una maggiore visibilità. Ma il 15 novembre si avvicina.

di Cristiano Abbadessa

Gli eventi e i temi si addensano, fornendo continui spunti stimolanti. E, per prima cosa, è giusto partire da un paio di buone notizie che ci mettono, per così dire, agli onori della cronaca.
Cominciamo dalla soddisfazione per il primo premio toccato a un autore di Autodafé. Per chi non l’avesse già vista su fb, la notizia è che per la xxiii edizione del Premio delle Arti – Premio della Cultura il riconoscimento per la sezione narrativa è andato a Pervinca Paccini con i suoi Vuoti a perdere. Un premio che ci rende felici anche perché strameritato: un tangibile riconoscimento al valore di un’opera che qualche tempo fa, proprio per l’incomprensibile scarto tra l’evidente qualità letteraria e l’andamento modesto delle vendite, mi aveva indotto a chiedere ai lettori quale tipo di prevenuta antipatia nutrissero per le raccolte di racconti. Ed è sperabile che al riconoscimento critico segua quantomeno la curiosità dei lettori.
A breve giro, al premio è seguito l’articolo che Il Giornale ci ha dedicato nelle sue pagine culturali, anch’esso già abbondantemente rilanciato sul web. Al netto di alcuni svarioni, soprattutto relativi alla biografia del sottoscritto – che non si chiama Carmine (avevo sempre pensato che Emilio Fede sbagliasse apposta i nomi di alcuni personaggi per dileggio, e invece dev’essere un semplice difetto dei giornalisti del gruppo) e che in editoria ha fatto mille cose ma mai il traduttore –, una buona presentazione, persino con qualche paragone forse troppo ambizioso (che fa sempre piacere, peraltro), e che soprattutto coglie lo spirito di quella proposta fortemente innovativa che abbiamo lanciato proponendo l’abbonamento-sostegno. E, anche qui, è sperabile che l’intuizione del giornalista apra la strada a una riflessione da parte di chi ci segue.
Ma non tutti i segnali, in questo senso, sono positivi. E non mi riferisco alle crude cifre delle prenotazioni finora raccolte, ma alla sensazione che non sia stata fino in fondo percepita la portata della proposta, con le sue implicazioni di opportunità e di necessità.
Mi riallaccio, per provare a spiegare, al commento postato da Paolo Gandino, che offre notevoli motivi di riflessione. È evidente che non risponderò qui alle sue domande e obiezioni, anche perché si tratta di questioni in larga parte già trattate in questo blog; immagino che Gandino sia un nuovo frequentatore di queste pagine, forse indirizzato da una ricerca che gli ha evidenziato quel malizioso titolo “AAA Autori cercasi” che in realtà voleva solo essere la parodia di certe inserzioni e del loro linguaggio. Non ritornerò quindi sui temi già affrontati, per non tediare chi ci segue fedelmente, limitandomi semmai a sottolineare che da mesi cerchiamo di raccontare il mondo dell’editoria e alcune sue regole, specie quegli aspetti meno conosciuti che troppi, per interesse o per pigrizia, non hanno ritenuto opportuno portare all’attenzione pubblica. E che, quindi, non siamo qui a dettare le regole dell’editoria che vogliamo, ma a cercare di fornire una rappresentazione veritiera dell’editoria contemporanea, che non è quella di Proust o di Flaubert. In particolare, ci anima l’intento di raccontare la fatica e le speranze di un piccolo editore che in questo mondo cerca il proprio posto, come mi fa notare Giulio Mozzi con la sua precisazione (anche se credo che buona parte della differenza tra quanto detto da me e da Giulio nasca da un semplice equivoco relativo alla definizione di tutto quel che sta, per dimensione, tra Mondadori-Einaudi e Autodafé, con le relative scelte promozionali; perché credo che, dalle rispettive prospettive, l’uno definisca “piccolo” ciò che per l’altro è “medio o medio-grande”). Per capirci, dunque, mi guardo bene dal ritenere e sostenere che questo sistema editoriale sia “il migliore dei mondi possibili”, ma so per certo che è con questo che dobbiamo fare i conti; e che, per esempio, le presentazioni non sono, per il piccolo editore e i suoi autori, la ricerca del “successo”, ma un tassello indispensabile alla pura e semplice sopravvivenza.
A proposito di conti, il primo conto da fare, e qui ho la sensazione che spesso ci si dimentichi di questo, è quello banalmente economico. So che molti storcono la bocca e arricciano il naso, ma per quanto “culturale” una casa editrice resta anzitutto un’impresa; e, come ogni impresa, deve far qudrare i conti. Troppo spesso ho la sensazione che si chieda all’editore (che deve essere puro e non certo a pagamento) di accollarsi oneri e rischi a prescindere, di aprire le porte a quanti più autori possibile, di editare tutti i libri che lo meritano da un punto di vista strettamente qualitativo. Bello e nobile, ma il fatto è che produrre libri costa e che questi costi devono essere coperti da qualcuno; poiché non siamo ricchi mecenati (e spero nessuno rimpianga il mecenatismo), l’unico modo di coprire i costi, una volta messa in moto la macchina con i primi investimenti, è attraverso gli incassi, ovvero le vendite.
In linea teorica, gli incassi di un libro dovrebbero consentire perlomeno di ripagare chi ha lavorato a realizzare il prodotto fisico, dall’autore fino al magazziniere. Questo se i lettori vanno a comprare direttamente il libro presso il magazzino della casa editrice. Se invece, come accade, la vendita avviene attraverso una filiera, bisogna che i soldi incassati siano sufficienti ancha a ripagare i lavoratori di questa filiera, che può essere più o meno corta (e più è lunga, più copie vendute servono per coprire i costi crescenti). Al momento, tanto per esser chiari, tutto questo non avviene, per quanto ci riguarda: e da qui nasce la necessità di intervenire in maniera radicale.
Mi preme ricordare che il 15 novembre, ormai prossimo, non è un punto di partenza ma di arrivo. Nessuno pensi a quella data come a quella in cui partirà la campagna di abbonamento di Autodafé; pensatela invece come la data in cui scadono i termini per prenotare l’abbonamento ad Autodafé.
Perchè la campagna, poi, partirà in base alle prenotazioni raccolte. E se le prenotazioni non raggiungeranno un obiettivo minimo che ci siamo dati, allora rinunceremo a questa forma alternativa di vendita. E se dovremo rinunciare a questa forma alternativa di vendita, be’, credo che i nostri amici più attenti e avveduti abbiano intuito quali possono essere le conseguenze.

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4 commenti

Archiviato in abbonamento, piccoli editori

4 risposte a “Un premio, un articolo e una maggiore visibilità. Ma il 15 novembre si avvicina.

  1. Pigi S.

    Nel mio piccolo io ho aderito da subito all’iniziativa, ed esorto quanti più possibile a imitarmi. Mi sento però di consigliarvi di non essere troppo rigidi sulle date. Credo che queste proposte impieghino del tempo ad avviarsi, ed è probabile che, nel corso delle settimane, i pionieri influenzino amici e conoscenti ad abbonarsi a loro volta. Per di più, è a neanche una quindicina di giorni dal ‘terminus ad quem’ da voi fissato che, di solito, si inizia a pensare alle strenne natalizie. Inutile aggiungere che un abbonamento ad Autodafè farebbe un figurone come regalo a un congiunto appassionato di buone letture…

  2. Condivido pienamente il commento di Pigi: anch’io ho sùbito sottoscritto l’abbonamento, perchè mi piace quest’idea di una sorta di “cenacolo”, mi fa piacere essere parte di questo progetto. Tuttavia ritengo che sia il caso di dilatare la promozione, estendendo la possibilità della sottoscrizione all’intero scorcio del 2011, insomma fino a dicembre. Questo consentirebbe di pensare una sorta di abbonamento annuale che ricalchi l’intero ciclo dell’anno solare. Ciò non deve naturalmente diventare un modo per procrastinare l’idea dell’abbonamento – da parte dei soliti benpensanti che non mancano mai – rimandandolo alle calende greche. Deve essere un modo per dare a tutti la possibilità di organizzarsi. Ricordandoci sempre che purtroppo quando si parla di cultura e di piccola/media editoria l’atteggiamento generale da parte del pubblico oscilla in un’alternaza schizoide sospesa fra lodi sperticate e beota indifferenza.

    • cristiano abbadessa

      Precisiamo. La data del 15 novembre è per la chiusura delle prenotazioni, ed è pensata proprio per consentire di aprire a quel punto la campagna effettiva in modo da calendarizzarne il termine sulla fine del 2011. Come detto più volte, però, il problema è che si dà il via all’iniziativa solo se è certa l’adesione di un minimo di abbonati, altrimenti diventa un’altra forma di investimento in perdita, che non possiamo permetterci. Non possiamo, d’altra parte, tenere aperte le prenotazioni all’infinito (fino al raggiungimento della soglia minima “ragionevole” di aderenti), perché chi ha aderito deve sapere quando parte in effetti il servizio agli abbonati. È perciò indispensabile che entro il 15 novembre ci sia un numero di prenotazioni sufficienti a rendere ragionevole l’esperimento; poi, è ovvio che chi si aggiunge e aderisce in seguito lo fa abbonandosi direttamente, ma se tutti aspettano per vedere che succede, succede solo che la campagna non parte!

  3. Pervinca Paccini

    Aderisco con 2 abbonamenti, per i dettagli fatemi sapere.

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