Agenzie letterarie, servizi editoriali e i cento mestieri del settore. A ciascuno il suo

 di Cristiano Abbadessa

Mi soffermo ancora, per stavolta, su alcuni commenti alla nostra riorganizzazione, sperando di tornare presto a parlare di libri e editoria.
Uno dei commenti che ho sentito (o letto) da parte di diverse persone è che, con la proposta dei servizi, offriamo un tipo di supporto simile a quello di un’agenzia letteraria. Non credo sia vero. E, se è vero, è un po’ strano: quelli che offriamo sono servizi editoriali, cioè l’attività tipica di un service (che è collaterale, ma cosa distinta dalla casa editrice); se le agenzie letterarie fanno altrettanto, l’invasione di campo dovrebbe essere tutta loro.
Per definizione e per etimo, l’agente dovrebbe essere colui che cura gli interessi del suo assistito, che “agisce in nome e per conto di”. Ci sono agenti per gli artisti, i cantanti, gli sportivi: il loro compito è di valorizzare il loro cliente, di saperlo presentare e proporre, di “venderlo” bene, di assisterlo nella fase di accordo contrattuale. L’agente non interviene, di norma, sull’opera del suo assistito; al massimo può suggerirgli di migliorare in alcuni aspetti, come può essere il caso di un cantautore che ha bellissimi testi e voce sgradevole, ma all’agente spetterà solo il consigliare di affidarsi a un esperto per migliorare (nell’esempio, a un maestro di canto), non si sostituirà lui all’esperto in questione.
La misura della qualità dell’agente dovrebbe essere la capacità di procurare un contratto (un buon contratto, se possibile) al suo cliente. In editoria, teoricamente, dovrebbe essere quindi il contratto di edizione a sancire la bontà del lavoro (e, infatti, in molti settori un agente viene pagato a percentuale; in editoria non più, ma in origine era così). Ora, siccome arrivare a ottenere un contratto di edizione è cosa difficilissima, molti agenti si sono reinventati come fornitori di servizi editoriali, pur senza mutare ragione sociale: danno consigli sul prodotto, dicono dove intervenire, cosa va migliorato e cosa va tolto ecc. Però non sarebbe il loro compito. È anche probabile che molti agenti letterari siano in realtà degli ottimi fornitori di servizi editoriali: si presentano come agenti perché così sottintendono che il loro scopo, e la loro capacità, è di arrivare a far pubblicare un’opera, che è quanto interessa agli aspiranti scrittori assai più che avere per le mani un’opera davvero valida.
Ci sono, come in tutti i campi, agenti bravissimi e autentici truffatori: dovremmo però ricordare quale è il metro di giudizio per un agente. Personalmente, come Autodafé, abbiamo troppo spesso ricevuto da agenti proposte editoriali formulate in modo indecoroso, assai peggiori e meno curate di quelle presentate dagli autori. Non sto discutendo la qualità dell’opera, ma la qualità della presentazione (valorizzazione) che dovrebbe essere peculiare dell’agente: perché un agente che ha magari fatto riscrivere quattro volte un romanzo all’autore, anche ben consigliandolo e indirizzandolo, ma poi manda agli editori una sinossi di dieci righe incomprensibile e mal curata, accompagnata da due striminzite paginette di testo, può forse essere un genio della redazione ma è di certo un pessimo agente.
In questo senso, non vedo sovrapposizioni tra i nostri servizi editoriali e quello che dovrebbe essere il vero lavoro di un agente letterario. Forse, a sottilizzare, si può eccepire che la scheda di valutazione della proposta editoriale può contenere anche alcuni elementi di giudizio relativi alla qualità della valorizzazione dell’opera; ma questo, che per l’agente è un passaggio essenziale del suo lavoro e propedeutico alla concretizzazione contrattuale, per noi è solo il punto di partenza per una serie di valutazioni che, per il resto, attengono alla forma e al contenuto dell’opera stessa: ovvero, la possibilità di migliorarla attraverso un lavoro redazionale e editoriale.
Il fatto è che la filiera dell’editoria prevede l’intervento e la collaborazione di molte professionalità diverse: l’autore, l’agente, la redazione, l’editor, la direzione editoriale, i grafici, la stampa, la comunicazione, il marketing, la promozione, la distribuzione, la vendita. In alcuni casi può essere che un soggetto assommi più figure, ma non è un sacro precetto. Mi è ben chiaro che un autore preferisce limitarsi a scegliere se fare da solo o servirsi di un agente, per poi avere come unico interlocutore un editore che eserciti tutte le funzioni produttive e promozionali (così come a un editore farebbe piacere avere un unico interlocutore per tutta la catena commerciale, capace non solo di distribuire e vendere ma di fare anche un po’ di marketing e promozione): ma questo avviene di rado. Meglio, avviene solo con i grandi editori, che ormai assommano in sé tutte le funzioni, da quelle editoriali a quelle commerciali, con la sola eccezione della produzione industriale (che demandano a uno stampatore esterno); però i grandi editori sappiamo quali e quanti sono. Negli altri casi, per un piccolo o anche per un medio editore, ci sono alcune professionalità che stanno all’interno della casa editrice e altre di cui bisogna servirsi, pagandole, cercando all’esterno; perciò l’editore diventa un assemblatore di professionalità, e la sua abilità sta nel formare la squadra giusta. Nel panorama dell’editoria attuale, all’autore si presenta lo stesso problema: è lui a dover scegliere se affidarsi a un agente, se migliorare l’opera prima di presentarsi a un editore, se puntare a un editore che ha al suo interno forti competenze redazionali o a uno che ha un’ottima rete distributiva o a uno che ha grandi potenzialità di comunicazione (a volte alcune di queste qualità si sposano, altre volte un editore non ne offre più di una): anche l’autore deve trovare il suo percorso e assemblare gli interlocutori che gli servono.
Non esistono più, insomma, percorsi obbligati. Questo richiede all’autore un maggiore discernimento, una capacità di pianificazione, una valutazione oggettiva (e non presuntuosa) delle proprie qualità e delle proprie debolezze. E, naturalmente, richiede che chi offre un servizio professionale lo faccia senza barare, chiarendo quali sono le sue reali competenze e i suoi punti di forza.
Quale sia la forza di Autodafé, ci pare dimostrato dagli attestati di chi ha lavorato con noi (e, di conseguenza, anche quali siano le debolezze). Per questo abbiamo deciso di tornare a valorizzare le nostre migliori professionalità anche in quel lavoro, che ho definito “collaterale ma esterno alla casa editrice”, che offriamo attraverso i servizi editoriali; anzi, se può dissipare equivoci, abituatevi a non pensare ai servizi editoriali come a un prolungamento della casa editrice, ma, al contrario, a pensare a un service indipendente, che offre a tutti alcuni servizi e che, solo in determinate e ben precise circostanze, può rappresentare anche una scorciatoia per il contatto diretto con una casa editrice.

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12 commenti

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12 risposte a “Agenzie letterarie, servizi editoriali e i cento mestieri del settore. A ciascuno il suo

  1. Cristiano, scrivi: “in molti settori un agente viene pagato a percentuale; in editoria non più, ma in origine era così”. Secondo me non è vero che in editoria non si usa più il pagamento a percentuale: tutte le agenzie con le quali ho che fare per il mio lavoro, o che assistono autori con i quali ho che fare per il mio lavoro (da Grandi & associati ad Ali, da PNLA a Agnese Incisa, da Nabu a Marco Vigevani ecc.), ripeto: tutte lavorano a percentuale (cioè prelevano una quota, generalmente del 10%, eventualmente da sommare a quella di sub-agenti a es. per l’estero ecc., dei profitti che essi procacciano all’autore).

    Scrivi anche: “L’agente non interviene, di norma, sull’opera del suo assistito”. Nemmeno l’editore, se è per questo. L’opera (stiamo parlando di editoria letteraria; l’editoria tecnica, turistica ecc.funziona diversamente) è di proprietà dell’autore. Nessuno “interviene”. Anche il cosiddetto lavoro di editing non consiste in “interventi” che l’editore fa sul testo dell’autore. (Giusto ieri ho discusso con un autore – due ore di Skype – un punto della trama del suo romanzo che mi sembrava dubbio. Abbiamo, appunto, discusso. Gli interventi li farà l’autore, se vorrà farli).
    Detto questo, vi sono agenti che prendono in considerazione il lavoro del loro assistito solo quando è fatto e finito; e altri che passano giornate con i loro autori a ragionare sul lavoro fatto. E ci sono agenti che si limitano a badare alla qualità dei contrtti, e agenti (pochi) che puntano a costruire la carriera del loro assistito..

    Quanto al resto, suggerirei un criterio: se un soggetto che si qualifica come “agente” offre anche servizi editoriali, è probabile che il suo lavoro come agente sia di basso profilo.

    • Pigi S.

      Mi inserisco brevemente nella discussione, con una piccola vicenda autobiografica che forse può rendere la “serietà” di molti agenti letterari. Circa un anno fa conclusi un romanzo, sulla cui commerciabilità credevo fermamente. Per provare una via nuova decisi di spedirlo a una famosa, e ben nominata, agenzia letteraria toscana (che è tra l’altro una di quelle che cita anche Mozzi, nel post a cui io cui replico), la quale prevedeva sul suo sito, insieme all’invio dell’opera, il pagamento di ben 130€, giustificato non ricordo da quale voce più o meno plausibile. Anche a fronte di un tale esborso, assicuravano (e assicurano tuttora) una risposta rapida, circa la bontà e la rappresentabilità dell’opera inviata, non superiore ai tre mesi d’attesa. Sin dall’inizio, non mi hanno nemmeno notificato l’arrivo del mio pacco, se non dopo che le ho sollecitate telefonicamente e a oggi, a più di 12 mesi di distanza, non si sono ancora fatte (visto che l’agenzia credo sia composta esclusivamente da donne) sentire. Combinazione vuole che, nel frattempo, questo stesso romanzo avesse raccolto l’interesse di un editore serio, a cui l’avevo spedito, dopo una vuota attesa prolungatasi per alcuni mesi, per mio conto. Non mi è restato che farlo sapere alle inutili e fantasmatiche agenti, aggiungendo che speravo almeno che quel bel bottino, che avevo loro bonificato, lo spendessero per bere alla mia salute. Non occorre forse aggiungere che anche a quella mail non è seguita alcuna risposta…

      • cristiano abbadessa

        Volevo anch’io precisare su quanto scritto da Giulio, ma il racconto di Pigi è già signifcativo; forse dovevo scrivere che un tempo le agenzie si facevano pagare “esclusivamente” a percentuale, mentre oggi molte seguono altre vie (ho testimonianze, nomi e dati, ovviamente non divulgabili perché acquisiti tramite autori, ma certamente veritieri). Sulla questione degli “interventi” mi riservo di tornare più ampiamente in un post argomentato. Sulla conclusione di Giulio, in ogni caso, sono pienamente d’accordo.

  2. @ Giulio Mozzi
    Devo purtroppo smentire quanto affermi sull’editing – e cioè che l’editor non interviene sul testo. Io ho esperienza diretta di autori di fama internazionale che consegnano all’editore una sorta di “scheletro” con qualche muscolo e un po’ di ciccia del loro futuro best seller, che poi viene rimpolpato, rivestito e risistemato dall’editor (che a questo punto non so perché non pubblichi per conto suo). Analogamente, ho esperienza diretta di dover riscrivere parti del testo (sempre di autore di fama internazionale) perché contenete degli svarioni storici e delle assurdità improponibili.
    Preciso anche che almeno una (per quanto ho visto) delle “grandi” agenzie che citi, offre servizi editoriali a pagamento. Eccome se li offre. Anzi, quanto dice Pigi lo conferma. Eppure il profilo con cui si presenta è tutt’altro che basso.

    @ Pigi S. La pomposa e immotivatamente importante, ma famigerata agenzia toscana, ti ha truffato. Ti ha chiesto una cifra non piccola in cambio di nulla. Si è fatta pagare un servizio che poi non ha svolto. In termini legali si chiama truffa. Non so perché non gli mandi una lettera del tuo avvocato che chieda indietro denaro e interessi.
    Ti consiglio anche di raccontare l’accaduto sul sito di Scrittori in Causa, che si occupano proprio delle malefatte del mondo editoriale.
    Conosco sia quell’agenzia che un’altra di quelle citate da Mozzi. Sono persone arroganti e prive di educazione. Li avevo contattati in merito alla tutela delle opere di mio padre, che è stato uno dei maggiori grecisti e filosofi del 900, perché gli editori che ne hanno pubblicato le opere si sono comportati in modo molto scorretto e volevo porre fine allo scempio. Dunque non li contattavo certo in qualità di esordiente o per uno sconosciuto. Non ho mai ricevuto risposte alle mail o alle telefonate.
    A casa mia certa gente, che è evidentemente priva della più elementare professionalità, anche se in un paese come l’Italia è riuscita a ricavarsi uno spazio, si definisce semplicemente maleducata.
    Ho invece esperienza felice di agenti letterari inglesi, con cui i rapporti sono improntati a rispetto e fiducia reciproca. E grandissima professionalità. E quelli – almeno quelli di cui ho esperienza, che sono tra i nomi più noti al mondo – non ti chiedono di sicuro tasse di lettura o altro.

    • Pigi S.

      Grazie per il suggerimento. In effetti ho già pensato all’azione legale e mi informerò più dettagliatamente in merito (quel che, in questi tempi di magra, sinora mi ha trattenuto – e che è forse proprio il punto di forza di quei ciarlatani che promettono, incassano e poi non mantengono – è il timore che, come si suol dire, sia più la spesa che l’impresa..)

  3. Pingback: Il lavoro editoriale, gli “interventi” e i “suggerimenti” all’autore | libri, autori e lettori di Autodafé

  4. L’Agenzia ….., a fronte dell’accordo sottoscritto e frmato dall’Autore si impegna a:
    a) Leggere il materiale richiesto come specifcato al punto 1.
    b) Valutare l’opportunità di rappresentare l’Autore entro tre mesi.
    c) Comunicare all’autore l’esito della valutazione tramite email, della cui ricezione l’Agenzia richiede il
    riscontro.

    Ho fatto copia-incolla dell’ “Accordo” che ti fanno firmare contestualmente all’invio dell’opera e del versamento di €130 per non meglio specificate spese di segreteria. Se leggi il punto c) hanno messo per iscritto che loro si impegnano “entro 3 mesi” a comunicare all’autore l’esito della valutazione. Dunque tu con loro hai sottoscritto un vero e proprio contratto che non è stato rispettato nei termini. Se entro 3 mesi non hai ricevuto alcuna comunicazione, i soldi che tu hai pagato per il loro impegno – messo per iscritto – a darti comunque comunicazione della loro decisione, sono stati indebitamente incassati.
    Oltretutto è un contratto che ti OBBLIGA per almeno i tre mesi che loro dicono, a non avere alcun altro tipo di contatto con chicchessia! Cioè ti chiedono l’esclusiva… il che è assurdo. Anche perché questo potrebbe risultare in un danno per te qualora nel frattempo tu avessi la possibilità di trovare altro.
    Non c’è bisogno in un primo tempo di adire a vie legali. Puoi far scrivere dal tuo avvocato precisando quanto ho detto. Se non restituiscono il maltolto con gli interessi legali, puoi rivolgerti al Giudice di Pace che credo costi molto poco. Io non credo che gente come questa, che oltretutto, se decide che la tua opera può essere presa in considerazione, ti chiede degli altri soldi (€65) per la “lettura” Ma non lo avevano già fatto?) debba essere lasciata libera di approfittare dell’ingenuità delle persone per lucrare indebitamente.

    Un’altra delle Serie Agenzie succitate – la più antica e apparentemente prestigiosa – chiede addirittura €425 per farti una scheda di valutazione. Solo dopo decideranno se è il caso o meno di pubblicare. Non dovrebbe essere compito di un agente letterario quello di redigere schede di valutazione….
    Insomma, è la solita giungla.

  5. Se non sbaglio l’unica agenzia con sede in toscana, tra quelle da me citate, è Nabu. Suppongo che di questa agenzia quindi parli Pigi S.

    Considerato che il 90% dei testi che vengono proposti alle agenzie o agli editori è privo di qualunque interesse; e considerato che leggerli è un lavoro che prende un certo tempo e per il quale serve del personale qualificato (queste sarebbero le “non meglio specificate spese di segreteria”): è sbagliato che un’agenzia chieda una somma per impegnarsi a leggere un testo?
    E, se non fosse sbagliato, come si può determinare se una somma è adeguata o no?
    (Fermo restando che, se un’agenzia s’impegna a leggere e rispondere, e poi non lo fa, manca ai propri doveri contrattuali – e vedi quanto ha scritto sopra Francesca Diano).
    Io ricevo circa mille testi l’anno. Non sono un’agenzia: sono un consulente di Einaudi Stile libero (co.co.pro.). La mia remunerazione è: 16.000 euro lordi l’anno. Dei mille testi che ogni anno ricevo, ne leggo integralmente una cinquantina (gli altri li scarto dopo un breve esame). Se fossi pagato per ciascun testo che leggo integralmente, per raggiungere la stessa somma dovrei farmi pagare 320 euro lordi per lettura.

    Francesca, scrivi: “Io ho esperienza diretta di autori di fama internazionale che consegnano all’editore una sorta di “scheletro” con qualche muscolo e un po’ di ciccia del loro futuro best seller, che poi viene rimpolpato, rivestito e risistemato dall’editor”.
    Puoi fare un esempio?

    • Pigi S.

      Probabilmente procederò come consigliatomi. E, se mi si pemette un’ultima riflessione, distante dalla precedente, la misera remunerazione che la casa editrice prevede per i servizi di un autore di alto profilo come il sig.Mozzi (ricordo, tra gli altri, quel suo breve racconto sulla pedofilia, intitolato “Amore”, semplice e perfetto nella sua agghiacciante banalità) la dice lunga su come stia messo il grande mercato editoriale e quale trattamento riservi per coloro che davvero valgono qualcosa…

  6. @ Giulio Mozzi
    No, non posso fare l’esempio. Mi pare ovvio. Devi fidarti di quello che dico.
    @ Pigi
    Pensa che io ho fatto per molti anni la consulente editoriale e non sono stata mai pagata per questo….nemmeno quando gli autori da me consigliati – e tradotti – hanno procurato guadagni di tutto rispetto all’editore.
    Sul resto, è meglio che cada il silenzio.

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