Bilanci e speranze per un buon anno nuovo

di Cristiano Abbadessa

Alla fine dell’anno si tirano le somme, si fanno i bilanci, si mettono in fila le aspettative, ci si impegna nei buoni propositi e si cerca di immaginare il futuro. È un gioco talora stucchevole, specie per quei casi in cui la fine dell’anno solare non coincide con la fine di un’annata di attività. Nel nostro caso, invece, il salto in avanti del calendario viene a cadere proprio nel momento preciso in cui bilanci e proponimenti si impongono come necessari.
Il sunto del nostro programma per il 2012 è condensato nell’ultima risposta dell’intervista pubblicata sul sito di Critica Letteraria, quando, a richiesta di indicare i nostri obiettivi per il futuro prossimo, ho indicato come il primo obiettivo urgente sia valorizzare i dodici titoli già pubblicati, aggiungendo infine che questo «È il momento di consolidare la nostra offerta. Poi penseremo a ulteriori passi in avanti».
Le urgenze del futuro derivano, come ovvio, dall’analisi di quanto avvenuto in questo anno e mezzo di vita, e in particolare negli ultimi dodici mesi. Il bilancio racconta la soddisfazione per aver trovato, e valorizzato dal punto di vista letterario, dodici opere di spessore (e non si trattava affatto di impresa scontata a priori), ma dall’altro registra il rammarico per il riscontro molto limitato del mercato.
Le scelte che abbiamo compiuto in questi ultimi tre mesi, e che sono state accolte con sorda freddezza e qualche critica esplicita, sono già un primo risultato delle constatazioni di cui sopra. Abbiamo ritenuto improponibile continuare a investire in modo ingente (e gratuito) per setacciare centinaia di proposte editoriali, avendo già costruito un catalogo di valore e avendo in lista d’attesa autori e opere di pari valore che attendono solo uno sblocco della situazione per essere pubblicati. D’altra parte, abbiamo cercato di sensibilizzare coloro che possono essere considerati nostri amici, segnalando che il problema vero, ed enorme, è quello di aver seminato molto raccogliendo quasi nulla; ma non abbiamo avuto i riscontri che ci aspettavamo.
È un dato di fatto che i nostri libri vendono poco, sono poco presenti nelle librerie e hanno poca visibilità mediatica (dando la massima estensione possibile a questo termine). I meccanismi dell’industria editoriale complicano la soluzione del problema, perché oggi non si sa neppure da che parte iniziare a districare la matassa. Voglio dire che se nella teoria apparirebbe logica una sequenza in cui si pensa a ben distribuire il prodotto, poi a promuoverlo e quindi (forse) a venderlo, il mercato attuale impone prima di essere visibili, quindi di cominciare a vendere per conto proprio e solo infine permette di approdare (in quanto “prodotto sicuro”) al luogo che dovrebbe essere deputato alla vendita. O, addirittura, bisogna prima vendere in proprio per sperare di acquisire visibilità e infine approdare al mercato canonico.
Credo di non dire nulla di scandaloso o di offensivo per alcuno se riconosco che il gruppo di Autodafé, in questo ambito, non possiede risorse, forze e professionalità sufficienti per cavarsela da solo e raggiungere gli obiettivi minimi necessari alla sopravvivenza. Nonostante un grande impegno, in tempo e spesso in denaro, di chi si è di volta in volta occupato di promozione e comunicazione (e di molti autori che generosamente hanno fatto quanto era nelle loro personali possibilità), siamo sì riusciti a creare e animare eventi interessanti e umanamente ricchi, ma non siamo riusciti a innescare un ciclo virtuoso in grado di fornire un riscontro economico. E mi sembra proprio che da soli non possiamo invertire questa tendenza.
La mia speranza per il 2012 è che da quanti ci seguono con simpatia e fiducia possa venire un contributo concreto. Non parlo qui di soldi, ma neppure di generici consigli basati sul dovreste fare o sul dovreste provare. Per carità, può essere che qualcuno possa serbare qualche idea geniale e inesplorata, ma il mio timore è che, mettendola sul piano del suggerimento disimpegnato, ci ritroviamo sommersi dalle solite banali considerazioni cui abbiamo già dato risposta: “perché non prendete un distributore nazionale?” (ci abbiamo provato, più e più volte, ma non ne vogliono sapere); “perché non vi date da fare per ottenere recensioni importanti?” (perché i grandi media neppure rispondono alle sollecitazioni e agli invii di libri); “perché non investite in una grossa campagna pubblicitaria?” (perché non abbiamo quelle decine di migliaia di euro a disposizione che sarebbero necessarie).
Immagino, sogno, che da qualcuno di voi possa venire una proposta concreta, basata sull’io posso fare, io posso provare. Che ci sia la capacità di mettere in campo forze, contatti e relazioni nuove in grado di dare uno sbocco diverso ai nostri libri, di renderli reperibili e visibili, di ritagliarsi un mercato.
Senza una partnership commerciale forte, Autodafé è destinata a rimanere una piccola casa editrice capace di scegliere e produrre titoli di qualità, ma non di venderli (o non di venderne quanto serve). Che poi si tratti di una partnership di rete o di un accordo con un soggetto forte, è tema aperto e sul quale non ci sono preclusioni.
Quel che è certo, è che senza nuova linfa e nuove strategie di mercato Autodafé è destinata ad avverare, per quanto la riguarda, la profezia dei Maya.

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4 commenti

Archiviato in comunicazione, lavoro, piccoli editori, promozione

4 risposte a “Bilanci e speranze per un buon anno nuovo

  1. A.

    Ci voglio pensare, un modo dovrà pur esserci.
    Forse dobbiamo cedere qualcosa al sensazionalismo, inventarci un evento che riesca a catalizzare provocatoriamente l’attenzione dei media almeno per un attimo. Quando anni fa ero un blogger ho conseguito due unici momenti di visibilità estrema, superando i mille contatti quotidiani: il primo era relativo alla mia verbalizzazione di un discorso della Brambilla a Ballarò, che rinfacciava a Soru la responsabilità piaga dei cani randagi sardi; il secondo fu conseguenza della pubblicazione di una lettera che casualmente mi era stata inviata da alcuni studenti di una scuola, denuncianti l’inoperosità dei docenti dell’istituto, incapaci e svogliati. Ecco, due piccole cose a fronte di quello che poteva essere un impegno quotidiano di creatività e approfondimento. Temo che in una delle strade da percorrere sia quella di aprire un fronte critico su qualche versante, azzeccando l’azione giusta, senza inficiare l’identità del progetto chiaramente.

  2. Io ritengo che la fine di un’esperienza come quella di Autodafé sarebbe sintomatica del precipizio in cui versa non solo il meccanismo di produzione/distribuzione del prodotto libro in Italia (che è perverso e tautologico), ma soprattutto sarebbe esemplificativa dello stato vegetativo in cui versa il gregge dei “lettori”: rimbalzano fra Federico Moccia e Fabio Volo, vellicati dallo scrittore fotogenico fantasy del momento, spendono cifre agghiaccianti per l’ultima minestra riscaldata sulla borghisissima vita di vasco o sul sacro teppismo del noiosissimo re ibra. L’unico rimedio credo sia comprare, regalare, prestare, diffondere le opere già edite di questa giovane casa editrice, la cui qualità media è altissima e la cui circolazione immeritatamente ristretta. Io aveva già aderito all’abbonamento, ma a quanto pare eravamo pochini…adesso acquisterò un quantitativo di copie scontate, le leggerò e poi le presterò ai miei alunni. Nel mio piccolo già ho fatto circolare i volumi che possiedo, per fare sì che la casa Editrice abbia visibilità. Se qualcuno però possiede strumenti di diffusione o di promozione più efficaci, agisca adesso e non a proclami. Più tardi il peana potrebbe suonare beffardo come le lacrime del coccodrillo.

  3. Sarebbe utile qualche esempio di “partnership di rete” e “soggetto forte”, per fare mente locale…

    • cristiano abbadessa

      Semplificando, direi che per “rete” intendo la convergenza di interessi e di azioni di una serie di piccoli attori con obiettivi comuni o compatibili, mentre il “soggetto forte” è un partner (prevalentemente con interesse commerciale) disposto a investire (in varie forme) sul progetto. Per fare due esempi relativi a ciò che già abbiamo fatto: la proposta di abbonamento-sostegno è stata un tentativo di creare una relazione di rete, coinvolgendo lettori e autori; il ripetuto bussare alle porte dei grandi distributori è la ricerca di un soggetto forte. Preferirei però che non ci si fossilizzasse troppo sugli esempi e sulle strade già percorse, perché le idee possono anche essere diverse. L’appunto messo in chiusura del post serviva solo a dire che non vi erano preclusioni “ideologiche” e che, per dirla in politichese, va bene sia il “movimentismo” che il “partito strutturato”.

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