7 risposte a “I nostri libri e la riflessione sulla realtà sociale contemporanea

  1. Apprezzerei il confronto con i lettori – e i colleghi – sull’immagine della realtà che propongo. Ne dico qualcosa in rete, quando capita. La formazione culturale mi indurrebbe ad analisi di una certa ampiezza ( non necessariamente valide, si capisce), ma la mia attenzione è spesso richiamata dalle tante disfunzioni che il malgoverno “minuto” arreca al quotidiano dei comuni cittadini. Se c’è modo di parlarne, ben volentieri.

  2. Fabio Giallombardo

    Credo che il punto sia proprio questo: di Autodafè (ed in genere di tutta la piccola editoria “di qualità”) si parla troppo in gemerale e pochissimo nel merito dei singoli libri. È lo stesso crudele destino che colpisce le missioni cattoliche in Africa: tutti le citano riempiendosi la bocca, ma nessuno poi nel concreto le conosce singolarmente o dà loro una mano! Personalmente ritengo che sarebbe interessantissimo creare una sorta di geografia sociale dell’Italia, un puzzle, un mosaico che disegni una costellazione, frammentaria ma via via sempre più completa, partendo dalle singole opere edite da Autodafè. Forse si potrebbe pensare uno spazio aperto sul blog o sul sito, una sorta di mappa della percezione del nostro paese, che ogni lettore posa integrare, introducendo o proseguendo discussioni a partire da singoli libri: dico la prima che mi viene in mente! Urbino, l’amicizia, il sesso, la condivisione della cultura e la giovinezza che fugge, muovendo i passi dal bel romanzo di Annalisa Casalino…io, per dire, ad Urbino ho conosciuto mia moglie nel meraviglioso e gelido inverno del 2000, e lì la discussione potrebbe continuare, mescolando considerazioni generali a soggettive percezioni individuali. Che ne dite?

  3. Tempo fa avevo proposto agli autori di incontrarci su questo blog, oppure di aprirne un altro, per confrontarci sui temi ( e problemi ) della scrittura, e argomenti collegabili. L’espressione di gradimento da parte molti – propensi tuttavia all’incontro su facebook – non si è finora concretizzata. Mi sembra ottima cosa ripartire dalla proposta di Fabio Giallombardo, la “geografia sociale” d’Italia, e svilupparla con l’apporto di scrittori e lettori che vogliano condividere esperienze liete e tristi, analisi, e anche critica “sofferenza”. Quel che racconto sempre s’impernia sul centro sud, soprattutto provinciale; in estate trascorro lunghi periodi in Sardegna e navigando lungo le nostre coste. Ben volentieri proporrei, perché sia allargata e discussa, la mia percezione dei luoghi.

  4. Eccomi qui a dire che questa proposta mi pare interessantissima. Una geografia sociale, o letteraria della sofferenza o del malfunzionamento. Virginia in qualche modo lo ha sottolineato, indicando gli aspetti che sono il perno dei suoi racconti. Io, che vivo nel Nord Est (una realtà solo geografica, non certo quella dimensione felice che di questi luoghi si è voluta dare in passato), ma non sono nata qui, ho ritrovato nel romanzo di Giordano Boscolo la realtà infelice in cui questa parte d’Italia, e in particolare la città in cui sia lui che io viviamo, versa. Così come ho riconosciuto l’ambiente dell’editoria, pur se non del tutto sviluppato come avrei voluto, del romanzo della Blanchetti.
    Aggiungo anche che l’impressione che Cristiano ha avuto di Firenze è la stessa che io ho quelle volte che, non volentieri, ci devo andare. Firenze è diventata un insulto alla bellezza ed è involgarita in un modo indicibile. L’impressione è che ti prenda alla gola e ti strozzi.
    Uno degli aspetti di questo Nord Est è il vuoto. Proprio il vuoto. Io chiamo la città in cui vivo una città di anime morte. Il romanzo di Boscolo lo mette bene in luce. Le iniziative culturali sono tali solo in apparenza, in realtà sono cose di bassa qualità e basso costo, reclamizzate ben più di quanto meritino. Le banche spuntano come funghi, con sedi faraoniche, denunciando l’unico vero interesse degli abitanti: il denaro. Conta il lusso sfacciato, l’apparenza, in coppia con il degrado di alcune parti della città, anche centrali, dove è pericoloso avventurarsi anche di giorno. La gente pensa ai fatti suoi e va molto in chiesa e i preti sono molto ricchi e potenti.
    I rappresentanti delle istituzioni, appartenenti a schieramenti politici apparentemente opposti tra loro, in realtà recitano il teatrino delle opposizioni solo a beneficio del popolo, perché poi sono tutti legatissimi da poteri e convenienze comuni. La criminalità locale, nazionale e internazionale ha fatto di questa zona d’Italia una delle galline dalle uova d’oro. Non si contano i SUV, i fuoristrada, le macchine di lusso. Le commesse nei negozi sono sgarbate se non hai una pelliccia di visone, dei diamanti e almeno una Vuitton autentica.
    Il vuoto, appunto.

  5. La “riflessione collettiva” sul bel paese avrà di sicuro molte zone d’ombra. Altre saranno più luminose, perché non mancano, malgrado tutto, persone rispettabili e situazioni positive. Il quadro d’insieme dovrebbe riuscire interessante. Resta da decidere dove “postare” i pezzi che scriveremo. Attendo notizie…

    • cristiano abbadessa

      Avrei alcune ipotesi, al riguardo. Prima di procedere alla strutturazione di spazi appositi, mi piacerebbe però vedere quanta partecipazione c’è (non come dichiarazione di disponibilità, ma come contributo effettivamente inviato) e in che forme si declina (il dibattito, l’opinione, la narrazione riflessiva…). Per il momento, preferirei perciò che l’interazione avvenisse in questo spazio: come già detto, c’è sempre la piena disponibilità, e l’auspicio, a inserire come post (e non solo come commenti) tutti i contributi significativi che possono venire da voi.

  6. A.

    Arrivo in ritardo a commentare.
    Verissimo Direttore, Firenze è quello che lei ha visto, anche ai miei occhi che la vivo da 8 anni oramai. E’ una malattia complessa, mi sono convinto: che andrebbe analizzata con opportuna lentezza, per questo mi sto concedendo il pudore di raccontarla solo in una progressione dal punto di vista esterno a quello interno.
    Per quanto riguarda una condivisione più ampia delle questioni emergenti dai nostri romanzi, e ancor più radicalmente dalla nostra prospettiva sul contemporaneo, non posso che esser felice della sua proposta. Ho difficoltà, non le nascondo, a portare avanti il mio blog personale, che anni fa era impegnato nella medesima direzione. Perchè c’è meno tempo o solo perchè ci sono così poche interlocuzioni se, anche nel web, non si fa autopromozione. E io, prima di fissare con voi l’impegno di promuovermi, penso di averne sempre fatto a meno. Sbagliando, forse, per pigrizia o pudore chissà. Condividere insieme ha invece qui un altro significato e sarei felice di partecipare. Vediamo, c’è da partire in qualche modo, però.

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