Auguri centenari al Guerin Sportivo. E qualche parallelo con una piccola casa editrice

di Cristiano Abbadessa

Il Guerin Sportivo ha compiuto 100 anni. Significa che da un secolo esatto viene puntualmente pubblicata questa storica testata sportiva, oggi quasi esclusivamente calcistica, che per tutti gli appassionati del settore rappresenta, affettivamente e culturalmente, qualcosa di significativo e di unico nel panorama editoriale italiano, sportivo e non, anche oltre i confini della stampa di genere e di informazione.
Mi fa particolarmente piacere prendermi la libertà di dedicare un post a questa ricorrenza. Un po’ perché il vecchio Guerino è stata una delle prime pubblicazioni che ho scientemente e per libera scelta acquistato con le mie paghette adolescenziali, quando ho cominciato a provvedere in proprio all’acquisto di libri e giornali, allargando l’orizzonte rispetto a quanto già sfogliavo o leggevo perché entrava in famiglia. Un po’ perché l’occasione mi offre la possibilità, a me sempre gradita, di scrivere qualcosa intorno al calcio e allo sport in genere, che sono mie personalissime passioni (tanto che altro sul calcio lo scriverò prossimamente, su questo blog, assumendo però un punto di vista affatto diverso). Infine, anche un po’ perché la storia del Guerin Sportivo mi consente di tracciare qualche beneaugurante parallelo con la nostra piccola casa editrice.
Mi rendo conto che quest’ultimo punto può apparire una forzatura, a prima vista. Cosa può infatti accomunare una testata sportiva periodica con alle spalle un secolo di onorata attività e una casa editrice di narrativa nata da appena un paio d’anni scarsi (e presente nelle librerie da poco più di un anno)? In realtà, qualche linea di paragone si può tracciare, meno pretestuosa di quanto si pensi.
Un primo punto di contatto, quasi simbolico, può essere rappresentato dalla compagine di sei soci che fondò la testata, a Torino, nel gennaio del 1912; sei, come i soci che nel marzo del 2010 hanno fondato Autodafé Edizioni. E sempre a proposito della nascita, abbandonando la numerologia, va ricordato che il Guerino, fin dal nome, è nato “orgogliosamente senza padroni”, senza protettori, senza potentati di varia natura alle spalle, contando sulla bontà dell’intuizione e sulla capacità di realizzare gli intenti con volontà e professionalità; e qui possiamo dire che la nostra situazione di partenza è stata la stessa, anche se con un pizzico di spirito bellicoso in meno e la consapevole umiltà di agire in un contesto ben diversamente sviluppato. Né si può trascurare il colpo d’ala risolutivo che, negli ultimi anni, ha consentito a un claudicante Guerino di rimettersi in sesto e scavalcare la soglia del centenario, persino con uno storico (e inizialmente molto controverso) passaggio dalla cadenza settimanale a quella mensile, con una scelta che sembrava premessa di resa e che ha invece restituito smalto, scopo e ricchezza di contenuti al giornale: un bell’esempio di come si possano, e si debbano, esplorare strade nuove e valorizzare intuizioni che possono apparire azzardi, di fronte alle difficoltà opposte da un mercato ostile.
È però anche vero che, se qualcosa accomuna la nascita e l’oggi, tutto quel che sta in mezzo pare marcare un confine invalicabile tra le due esperienze. Perché Autodafé ha testimonianze che si riducono a un anno e mezzo di dialogo con aspiranti scrittori e lettori, e può vantare un catalogo di una dozzina di titoli pubblicati, in linea con la sua natura di piccola e artigianale casa editrice; mentre il Guerin Sportivo, in questo secolo di vita, ha anche avuto momenti di grandissima diffusione, non è stata solo una intelligente e combattiva testata di testimonianza ma è stato un influente e significativo esponenente del “quarto potere” (almeno in ambito sportivo), ha gravitato talora nell’orbita della grande editoria, ha venduto in alcuni periodi centinaia di migliaia di copie, ha acquisito una notorietà e goduto di una stima generale che, anche nei momenti meno felici dal punto di vista economico, mai sono venuti meno presso gli addetti ai lavori e la parte più sensibile e culturalmente evoluta degli appassionati.
Tutto vero. Infatti, il punto che in essenza ci accomuna va ben oltre le circostanze che ho sopra citato. L’identificazione forte scatta nel prendere atto di come il Guerin Sportivo non ci abbia solo raccontato cento anni di sport o di calcio, ma di come sia stato puntuale e attento testimone dei mutamenti della società italiana, fotografandoli e commentandoli nelle sue pagine come poche altre pubblicazioni hanno saputo fare partendo non da un’ottica informativa ma dalla narrazione e dalla riflessione. La testata, fin dalla nascita, recita che si tratta di un giornale “di critica e politica sportiva”, e già questo vorrebbe suggerire una chiave di lettura dell’evento agonistico del tutto particolare. Ma, in realtà, il Guerino è andato ben oltre la proposizione di un’ottica diversa da cui guardare e commentare lo sport.
Oserei anzi dire che se vogliamo soltanto leggere i mutamenti avvenuti nel modo di raccontare lo sport (penso allo spazio dato alla polemica “ideologica” sulle tattiche di gioco, o all’attenzione per i personaggi e il gossip, o al rapporto con gli altri media che, imponendosi con la forza della recitazione e delle immagini, hanno necessariamente costretto i giornali a reinventare il racconto dell’evento sportivo) è forse più utile e significativo sfogliare le annate di un grande quotidiano sportivo, o le pagine sportive di un grande quotidiano di informazione. Le raccolte del Guerin Sportivo (per i molti che le hanno conservate gelosamente) o la lettura di antichissime pagine riproposte nella celebrazione degli anniversari, ci consentono invece di vedere l’Italia com’era e come è, osservare la società nelle sue evoluzioni, nel mutare dei valori di riferimento e dei linguaggi dominanti. Non per caso, sulle pagine del Guerino hanno scritto alcuni dei maggiori narratori non solo sportivi dell’ultimo secolo; tra i quali mi limiterò a citare Luciano Bianciardi, significativo punto di contatto perché proprio il suo La vita agra rappresenta un paradigma di quel che noi abbiamo inteso come “narrativa capace di favorire la comprensione e la riflessione della realtà sociale contemporanea”.
Questo, per cento anni, è ciò che ha distinto il Guerin Sportivo da tante, pur validissime, pubblicazioni che di sport si sono occupate. E questo ci accomuna, almeno nel nostro sogno di saper raccontare con la stessa efficacia la società italiana attraverso la narrazione letteraria.
Ed è per questo che ho voluto, qui e non altrove, rivolgere il mio augurio di buon centenario al vecchio indomito, sognatore e combattivo, carissimo Guerino.

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2 commenti

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2 risposte a “Auguri centenari al Guerin Sportivo. E qualche parallelo con una piccola casa editrice

  1. Fabio Giallombardo

    Io, quando avevo undici anni, lo compravo ogni settimana in edicola, lo annusavo, sorbivo la fragranza acre dei fogli freschi di stampa, poi lo mettevo sotto il cuscino e la sera le leggevo furtivamente sotto le coperte durante le notti insonni. Aveva delle immagini stupende, ricordo che le riprendevo con la telecamera e mi producevo in commenti improvvisati che emulavano gli articoli di Marino Bartoletti: dava allo sport quella dimensione epica e prosastica insieme che forse ancora il mondo dei primi anni ottanta poteva fingere di conservare. L’ho ricomprato tante volte anche da adulto, ma la magia era evaporata, così ne ho solo apprezzato il buon livello letterario (specie a paragone delle fiumane di inutile inchiostro spese su improbabili notizie di calciomercato o altre stupidaggini artatamente inventate quotidianamente da alcuni periodici, interessati solo a raschiare il fondo del barile per vendere qualche migliaio di copie in più). Mi associo anch’io agli auguri del direttore, sperando che anche Autodafè possa un giorno diventare lo specchio delle proiezioni dei sogni delle generazioni presenti e future.

  2. A.

    Auguri al Guerino, anche se ne sono stato innamorato assai brevemente. Mea culpa: sono un tifoso, di quelli potenzialmente dannosi, amo la mia Roma e tendo a considerare il complesso calcistico come necessario solo al fatto che la Roma esista. Il Guerino a un certo punto m’è parso un po’ snob forse, o forse ho solo cominciato a odiare Marino Bartoletti all’epoca del neo-fazismo, per quell’ansia di esser brillante in tv, quella simpatia posticcia che pregiudizialmente schivo. Mi fa davvero molto piacere il riferimento a Bianciardi: il suo romanzo, di cui ricordo anche la bella trasposizione filmica, sono importanti quanto gli splendidi articoli sportivi che mia moglie qualche Natale fa mi ha regalato nell’edizione dei Meridiani. Un bellissimo ricordo ancora.

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