7 risposte a “Valutazione a pagamento delle proposte editoriali. Un bilancio a tre mesi da una scelta

  1. C’è un editore (I Sognatori) che fa valutazione di manoscritti in meno di un mese se l’aspirante scrittore acquista alcuni loro titoli. Il vantaggio mi sembra evidente: libri (pagati a prezzo pieno) di esordienti che iniziano così a farsi conoscere. L’aspirante scrittore che potrà “toccare con mano” la qualità dei libri prodotti dalla casa editrice. E un servizio di valutazione professionale a un prezzo ragionevole. Se sono un presuntuoso imbrattacarte starò alla larga da una simile proposta. Se al contrario ho qualche genuino interesse per la letteratura, leggere altri scrittori dovrebbe essere per me un vero piacere.

    • cristiano abbadessa

      Conosco la proposta. Avevamo fatto qualcosa di simile con l’idea dell’abbonamento, però rovesciando il concetto e “nascondendo” la valutazione gratuita: a chi sottoscriveva, venivano inviati un certo numero di nostri titoli e aveva diritto a usufruire gratuitamente di alcuni servizi (tra cui la valutazione di proposta editoriale).
      Poiché siamo editori ma anche fornitori di servizi editoriali, vorrei evitare di forzare la mano sullo scambio “acquisto libri in cambio di un servizio”, perché il rischio è che qualcuno compri i libri (magari mettendoli poi nel dimenticatoio senza leggerli) solo per poterci mandare la sua proposta. L’idea cui starei lavorando, per ripristinare le opportunità per chi le merita, è semmai di evidenziare bene la differenza tra proposta editoriale e valutazione dell’opera. Ovvero: se sei uno scrittore che, ritenendoci seri competenti, vuole una valutazione pofessionale su un’opera che non rientra nella nostra linea editoriale, paghi il servizio; se sei uno scrittore che conosce i nostri libri, che magari ne ha già letti alcuni, che condivide il nostro progetto e che ha nel cassetto un titolo che, per temi, può rientrare nella nostra linea editoriale, allora parliamone (gratuitamente).
      Perché, come detto, non sono i (relativamente) pochi “imbrattacarte” ad aver provocato il collasso, ma gli autori con legittime ambizioni che, però, ci hanno sommerso con proposte palesemente estranee ai nostri dichiarati obiettivi.

  2. Fabio Giallombardo

    Marco stavolta mi ha preceduto, ma io già tre mesi fa avevo avanzato una simile ipotesi: una prima valutazione “pagata” non a suon di vile denaro (opzione che potrebbe essere equivocata, da chi non conosce la disponibilità del team di Autodafè, per gretto e venale utilitarismo) ma in cambio di un patto leale: io edirore leggo te esordiente, ma solo dopo che tu abbia perso un po’ del tuo tempo ad “assaggiare”le nostre pubblicazioni. Ciò credo darebbe la certezza di eliminare totalmente la categoria dei perditempo e, cosa a mio avviso ancor più importante, fungerebbe da messaggio simbolico particolarmente eloquente: lo scritore non è un grafomane narcisista, ma, prima di tutto, un lettore anch’egli. Una casa editrice non è solo un’azienda, ma un circolo ermeneutico. Io per esempio, finora, ho letto otto dei dodici libri editi da Autodafè e non vedo l’ora di leggere gli ultimi quattro che mi mancano; personalmente, quando incontro un aspirante scrittore (parlo anche di gente che vende vagonate di copie), lo prendo in considerazione solo dopo aver constatato che prima di scrivere, abbia imparato a leggere.

  3. Intervengo sull’argomento a causa del dibattito -in un forum letterario – sull’editing in certo senso “imposto” da alcune agenzie agli autori che chiedono di essere rappresentati presso gli editori. La pratica era già stata condannata in Vibrisse, mentre sembra giustificabile – anche se gli agenti dovrebbero guadagnare sulle percentuali dell’autore – una modesta “tassa” di lettura.
    In uno dei post l’idea che possa essere richiesta dall’editore è stata citata come ipotesi paradossale. Nessuno degli intervenuti ne aveva notizia, non solo, ma viene considerata “pericolosa” nel senso che – in analogia con la pubblicazione – potrebbe collocare tra quelle a pagamento le case editrici che la praticano.
    Non non mi ero posta a suo tempo il problema.
    Vale la pena di correre questo rischio “morale”?

    • cristiano abbadessa

      Vale la pena.
      Quello che dovrebbe essere più chiaro è che la valutazione è un servizio editoriale a se stante, e come tale è ovviamente a pagamento. Se per caso (ma si tratta di un’eccezione, non della regola) dalla valutazione nasce un interesse di Autodafé per la pubblicazione, ci sono formule per azzerare il pagamento già avvenuto. Deve insomma diventare prassi che si rivolgano a noi per una valutazione autori che hanno la quasi certezza di NON essere pubblicati da Autodafé, ma che vogliono un primo parere e un consiglio. È in questo senso che il servizio a pagamento non c’entra davvero nulla con la pubblicazione a pagamento.
      Sarebbe comunque interessante sapere in quale forum letterario si è sviluppata la discussione sugli agenti.

  4. La valutazione quale servizio andrebbe distinta a priori dall’invio ai fini (nella speranza) di pubblicazione. Ovvero la formula “In tal caso, la gestione del rapporto passerà direttamente ad Autodafé Edizioni, e non sarà richiesto alcun ulteriore contributo agli autori.” modificata per evidenziare la possibilità di “azzeramento” di quanto versato in caso di interesse dell’editore.
    Questo il post, che riporta un articolo di Silvia Truzzi sul “Fatto”. La discussione nei commenti: https://vibrisse.wordpress.com/2012/04/28/pago-dunque-scrivo-il-business-della-creativita/#comment-16182
    Delle agenzie che fanno editing si parla anche nel forum di WD

    • cristiano abbadessa

      Avevo esaminato la possibilità di una precisazione sul tipo di quella suggerita. L’ho scartata perché, a livello di immagine, è rischiosa e perdente: chiunque, ricevuta risposta, potrebbe sostenere che i servizi editoriali “fanno finta” di offrire un servizio potenzialmente gratuito (o rimborsabile), ma poi “bocciano” le proposte per intascare i soldi. Meglio essere chiari: il servizio si paga, punto e basta; se poi ci sono altre evoluzioni, allora si fanno insieme delle valutazioni, al momento di contrattualizzare.
      Il principio che cerco di far passare è che chi si rivolge a questo servizio NON sta inviando una proposta editoriale ad Autodafé edizioni, ma si sta rivolgendo a un servizio editoriale per opinioni e consigli sulle modalità con cui presentarsi a un editore (e garantisco che è un servizio utilissimo, visto il modo in cui molti autori, nel presentarsi male o con approssimazione, sviliscono le loro opere) . Il rapporto si chiude con la scheda di valutazione che fornisce la redazione dei servizi, perché è ben precisato che non viene svolto un lavoro di agenzia. Unico “di più” è che il testo della scheda di valutazione va anche ad Autodafé edizioni che, se interessata, può contattare l’autore; ma questa è sempre l’eccezione e mai la regola.

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