5 risposte a “Rischi e pregi del linguaggio in forma sintetica

  1. Arnaldo

    Mi stupisco, sempre meno in verità, di come una massiccia e martellante campagna mediatica, seppur durata anni, possa inoculare, anche nelle menti più inclini ad approfondire i più svariati degli argomenti (dalla letteratura al calcio) il germe patogeno del locus communis. Oso, bisbigliano sommessamente, suggerire a Cristiano di approfondire i motivi del perchè Zeman, seppur bravo allenatore con una specchiata etica, non abbia vinto nulla (o quasi) in carriera. Forse scoprirà che non ha vinto nulla in carriera perchè non è stato capace. Forse.

    Arnaldo

    • cristiano abbadessa

      Forse. O forse no.
      Di sicuro, invece, sappiamo chi decideva quali giocatori andavano in questa o quella squadra, quali allenatori su quali panchine, e quali giocatori (qualcuno ricorda Grabbi?) o allenatori restavano ai margini perché non erano nella scuderia giusta. Su Zeman, ci sono agli atti processuali storie interessanti di come e perchè venne fatto ingaggiare da un Napoli in smobilitazione, con una raccomandazione a rovescio e a sua insaputa. Atti processuali, non campagne mediatiche o luoghi comuni.

  2. Fabio Giallombardo

    È anche vero però che ha avuto la possibilità di allenare della squadre di valore, come Roma e Lazio, nelle quali, se avesse sortito in proporzione la metà di quanto fatto a Foggia e Pescara, avrebbe vinto scudetto e coppa campioni e non una solo volta. La verità è che ci sono allenatori che riescono a mettere insieme un gruppo di giocatori professionisti spremendo da loro il massimo in termini di risultati (Capello e Mouriño incarnanano perfettamente questa tipologia); poi ci sono i maestri di calcio, quelli che prendono un ragazzino sconosciuto dalla strada e ne fanno un campione. Zeman appartiene a questa genìa e se solo su questo viene valutato è un grandissimo. Ma allora, adottando questo paramentro, il più grande di tutti sarebbe Franco Scoglio, che ha scoperto decine di campioni sconosciuti in Sicilia, in Italia e in Africa. Però se chiedete ad una qualunque persona in mezzo alla strada chi sia Scoglio, probabilmente non lo sa. E non conosce il dramma della sua incredibile morte, specchio fedele della vergogna del calcio odierno.

  3. cristiano abbadessa

    Io rispondo volentieri, però, cari amici, il punto non era la qualità di Zeman o di Mourinho, ma il linguaggio e il modo di porsi.
    L’inaccettabile tracontanza della frase di Mourinho non sta nell’albo d’oro reale o potenziale di Zeman; anzi, sarebbe ancor più sgradevole se si prendesse per buona la drastica conclusione di Arnaldo. Per una forma di rispetto che si deve a tutti, a un’obiezione si risponde coi contenuti, non con la presunzione di “io so’ io, e voi nun siete un cazzo!”.
    Sostituite Zeman con un qualunque buon istruttore e costruttore di minor fama (butto lì: Ficcadenti, Giampaolo, altri bravi insegnanti che a metà stagione vengono puntualmente licenziati perché negati al risultato) e il concetto resterà valido.
    Se non vi indigna il modo di rispondere, non so che dire. A me ricorda i mezzucci pseudogiornalistici di Emilio Fede che sbagliava apposta i nomi degli avversari politici per dire che erano dei “nessuno”. Ed è un atteggiamneto che non sono disposto ad accettare e, come me, la maggioranza delle persone. Almeno spero.

    • Fabio Giallombardo

      La tracotanza laconica grondante protervia purtroppo è uno dei tratti distintivi della nostra epoca. Pertanto la risposta di Mouriño non è un “errore nel gioco linguistico” per dirla con Wittgestein, ma una strategia mediatica. È lui è un maestro in quest’arte: se, a proposito di comunicazione, analizziamo il linguaggio dei personaggi che negli ultimi vent’anni hanno basato il loro successo sulla presenza mediatica, scopriamo che hanno sempre attaccato, manifestando presunzione e supponenza proprio quando si sentivano più vulnerabili. Però un appunto lo vorrei fare: non mi sembra tanto Zemancil Robin Hood del calcio, perchè anche lui mi pare scantro nel gestire i media, non è corrotto moralmente, non è cafone come i sopracitati, ma sa stare davanti ad una telecamera a dosare silenzi ed oracoli. Se vogliamo trovare dei puri bisogna cercare altrove; e, sempre a proposito di comunicazione, quel dialogo fra Galliani e Scoglio in diretta TV, mi pare una perfetta esemplificazione dei due paradigmi drammaticamente a confronto.

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