Gli economisti sono in grado di prevedere il futuro. Barando

di Cristiano Abbadessa

Rieccoci. Ancora immersi nel clima di vacanze, nel caldo, nello strascico del riposo. Presto, quindi, per tornare a parlare di letteratura, di libri, di editoria. Meglio prolungare la sospensione estiva, restando in qualche modo attaccati ai divertimenti del periodo di vacanza. E siccome la vacanza, per me, è stata principalmente una totale immersione nelle Olimpiadi, proprio a queste mi ricollego; non per raccontare, però, emozioni ed entusiasmi, passioni e delusioni, ma per commentare una notizia su cui mi è caduto l’occhio almeno in un paio di occasioni, e che ben si presta a qualche considerazione.
La notizia è che due economisti hanno elaborato e pubblicato sul Financial Times, prima dei Giochi, una previsione sul numero di medaglie che sarebbero state vinte da ciascun paese partecipante: una previsione, a loro dire, basata esclusivamente su un modello econometrico che teneva presente fattori “oggettivi” quali il Pil, la popolazione e il reddito pro-capite; con la sola parziale correzione verso l’alto a favore del paese ospitante i Giochi (la Gran Bretagna) e, in minor misura, del paese che aveva ospitato l’edizione passata e di quello che ospiterà la prossima (Cina e Brasile, rispettivamente), in quanto tale elemento determina dei vantaggi non solo immediati (anche a base di favoritismi e veri e propri furti), ma incide in forma più ampia e durevole sugli investimenti nazionali nello sport.
A giochi fatti, risulterebbe che le previsioni degli economisti ci hanno azzeccato al 95%, che è percentuale considerevole e quasi sbalorditiva. Vero che non erano entrati nel merito del valore delle medaglie, indicando solo i podi senza distinguere tra vincitori e piazzati, che è quanto nel medagliere olimpico fa davvero la differenza; però il livello di esattezza rimane comunque impressionante.
Peccato che, andando nel dettaglio, si faccia presto a scoprire qualche particolare che non convince. Non occorre esssere degli economisti, infatti, per domandarsi con un certo stupore in quale modo il modellino econometrico possa aver azzeccato in pieno l’abissale distanza tra le moltissime medaglie della Cina e il quasi nulla dell’India: due paesi che non sono al medesimo livello di sviluppo ma che comunque si trovano spesso accomunati nelle definizioni economiche, e che sportivamente sono invece lontanissimi (grande potenza la Cina, subcontinente depresso l’India). E, tanto per restare nel gruppo dei BRIC, meraviglia che gli economisti ci abbiano preso con il fallimento quasi totale dei brasiliani, rappresentanti di un altro paese economicamente in forte ascesa e che per giunta (secondo il loro modellino) avrebbe dovuto trarre vantaggi dalla prossima ospitata olimpica del 2016. E si potrebbe continuare, domandandosi come mai i due pronosticatori avessero addirittura immaginato un medagliere più ricco per Cuba, che non ha raccolto poco e che è peraltro un paese con gravi difficoltà economiche, oppure chiedendosi se davvero i modelli economici dicono che la nostra sciagurata Italia vale il doppio della Spagna (come certificato dal medagliere olimpico e dalle puntuali previsioni dei due economisti).
Insomma, è fin troppo facile sospettare che il modello econometrico c’entrasse fino a un certo punto nel pronostico. E che quella pubblicata sul Financial Times prima dei Giochi sia in realtà una previsione abbondantemente corretta da criteri squisitamente sportivi, magari dando anche un’occhiata alle celebri ipotesi di Sports Illustrated, che è per competenza una sorta di Bibbia degli sport olimpici. E adeguandosi di conseguenza.
Ottimi pronosticatori e bravi lettori di altrui previsioni, dunque, i nostri amici economisti. Ma, in fondo, anche due ciarlatani. Naturalmente ciarlatani ben sponsorizzati, vista la soddisfazione con cui molti giornali, senza troppo sottilizzare sulla stranezza delle previsioni rispetto alla realtà economica, si sono affrettati a celebrare il successo dell’oroscopo econometrico, approfittandone ancora una volta per raccontarci la favoletta che l’economia può spiegare tutto e persino prevederlo.
A me, invece, i due professori sembrano un po’ quegli abili maghi e lettori di tarocchi che, senza parere, riescono a sapere tutto dal cliente ed elaborano una previsione razionale del probabile, fingendo di averlo letto nelle stelle o nelle carte. E, guardando oltre le Olimpiadi, mi sembra che gli economisti facciano fatica persino a prevedere la realtà economica stessa, qui e ora. Altro che strologare sulle medaglie delle gare sportive.

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