3 risposte a “L’anonimato in rete: quando il mio nemico non ha nome

  1. Non credo che l’eliminazione dell’anonimato possa essere una soluzione. Non è praticabile (dovremmo registrarci a qualunque sito, social network e quant’altro inserendo il numero della nostra carta d’identità?) e non è nemmeno auspicabile che chiunque (anonimamente!) possa risalire alla nostra faccia e alla “storia che [ci] riguarda”, raccogliendo magari in un collage (o dossier…) le opinioni, le preferenze, i commenti che abbiamo lasciato in giro per il web.
    Come fare, allora? Da un lato io ritengo che i moderatori dei forum dovrebbero, magari anche su segnalazione, cancellare i commenti denigratori e privi di argomentazioni, invitando nel contempo l’utente a riscrivere il commento usando toni civili e motivando le sue affermazioni. Non si tratta di censura. Un conto è dire “questo libro non mi è piaciuto perché l’ho trovato noioso”, un altro è dire “IL LIBRO FA SCHIFO!!! L’autore scrive di m****!!! L’editore piuttosto dovrebbe andare a pulire i c***i!!!!!!”. Si nota la differenza?
    Dall’altro lato, chi si trova suo malgrado coinvolto in questo genere di commenti, potrebbe rispondere con calma e senza cedere alla tentazione di mettersi sullo stesso piano dell’altro. La regola d’oro è “Don’t feed the Troll”, non alimentare discorsi inutili e di infimo livello. Basta una semplice domanda (nel caso del vostro libro: “Ci puoi indicare esattamente quali errori hai trovato nel libro? Esempi e pagine”. In mancanza di una replica, o nel caso di un’ulteriore risposta ineducata, chiunque leggerà quei commenti saprà che valore attribuire loro.
    Mi scuso per la prolissità, l’argomento è interessante.

    • cristiano abbadessa

      Rispondo con ritardo, e in breve, perché l’argomento è ampio e merita una trattazione approfondita, specie per quanto riguarda i rimedi che possono sembrare di buon senso ma che forse snaturano il senso dell’esistenza di un sito (non di un forum) di recensioni.
      Personalmente, non vedo invece dove sia lo scandalo in un’eventuale tracciabilità degli interventi identificabili. Omnia munda mundis: chi non ha nulla da nascondere non deve temere dossieraggi e simili (che poi, tra l’altro, vengono fatti lo stesso, spesso contenendo falsità, e divulgati in forma puntualmente anonima).

  2. A.

    Credo che il riferimento sia a quanto mi è accaduto diversi mesi fa. Effettivamente ci sono rimasto male, ma non per una cattiva disposizione alla critica pure arcigna: bensì perché, come ben riporta il direttore, il giudizio pessimo non era pertinente al mio romanzo nè motivato da un riferimento oggettivo alle supposte negligenze. Il fatto poi che si riducesse a un attacco all’editore – trascurando il mio lavoro – probabilmente ha toccato un nervo scoperto di quel periodo, quando mi accingevo a constatare che le critiche positive raramente arrivavano, le critiche negative non arrivavano mai, mentre una soave indifferenza sembrava esser la sentenza imposta proprio dal territorio a cui maggiormente speravo il romanzo potesse dire qualcosa.
    Detto questo, torno in argomento, l’anonimato non è sempre così semplice da disarcionare da una cattiva intenzione: nel sito in questione, per esempio, una risposta dell’autore non è propriamente prevista. Ciò nonostante pare che il commento in oggetto sia stato correttamente emendato dal sito, dopo averne verificata l’inattendibilità su mia sollevata questione. Allargando quindi la riflessione oltre il casus belli credo che le cosiddette stellette, o i benefit conseguenti a un rilievo non verificabile, siano da utilizzare con dovizia, alla stregua di altre variabili per concorrere a costruirsi una base di informazioni probabilmente vere. E c’è poco da fare: a fronte di 1000 opinioni positive scritte senza mordente, sono sufficienti 3, 4 minuziose analisi in negativo per smontare l’ordito. Purtroppo, la sensazione è che a volte non occorrano neanche 3-4 minuziose analisi e che nel contesto del mercato culturale vi sia una sorta di fame di stroncature dettate da livori intraducibili, frustrazioni mai placate. Non si può sempre lasciar correre, specialmente quando si lavora tanto: è giusto che si sottoponga ogni prodotto alla più libera e indipendente delle critiche, ma credo sia un dovere verso se stessi tutelarsi dall’infamia, dalla vigliaccheria, dal rancore. Non è un gioco, non è una guerra, ma sarà bene ricordarsi sempre che il lavoro di chi scrive e di chi pubblica con onestà e dedizione, se non è ricompensato dal denaro o da altri succedanei, è bene che goda almeno del rispetto e del riconoscimento di una dignità per il contributo dato, nel nome di un autentico desiderio di condivisione, nel tentativo ennesimo di animare un’ulteriore prospettiva.

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