Fast e slow. Il mezzo e il messaggio, il libro e il tempo

ebookBookdi Cristiano Abbadessa

Sabato sera ho partecipato a una riunione informale per gettare le basi per la prossima edizione del Festival Letteratura Milano. Credo che l’argomento vi interessi, ma non abbiatevene a male se non parlerò, qui e ora, dei progetti sul tappeto. Vi ho comunicato dove mi trovavo sabato sera solo per dire che, dato l’impegno, non ho potuto vedere in diretta la partita fra Inter e Pescara.
Chi mi segue conosce la mia passione calcistica. La partita in questione non era, anche soggettivamente, fra le più interessanti e imperdibili. Tuttavia, proprio per la mia nota dipendenza, un’occhiata a quanto accaduto in campo volevo darla: ho registrato l’incontro e, senza saperne il risultato, la mattina dopo, appena alzato, ho consumato rapidamente le immagini, procedendo a velocità doppia e accelerando ulteriormente quando vi erano pause, sostituzioni e infortuni. In questo modo, l’ora e mezzo di partita è stata condensata in poco più di mezz’ora di visione. Un consuno fast, senza dubbio.
La domenica pomeriggio ho visto la prima mezz’ora di Manchester United contro Liverpool, poi ho messo il resto della partita in registrazione per guardare le gare della serie A italiana. Più tardi, ho ripreso la visione del classico confronto inglese da dove l’avevo lasciata. Siccome l’incontro era importante e piacevole, ho limitato al massimo le accelerazioni, e l’ho visto quasi tutto a velocità normale, rispettandone i tempi e godendone i dettagli. Un consumo slow, quindi, seppur posticipato.
Qualcuno potrà far notare che ho avuto facoltà di opzione tra lentezza e velocità perché stavo guardando due registrazioni, potendo con ciò scegliere se pigiare o meno il tasto dell’avanzamento veloce. Vero fino a un certo punto. Nella serata, per dire, ho visto in diretta Milan-Sampdoria, che non mi interessava granché ed era anche piuttosto noiosa. Pur non potendo velocizzare alcunché, ho pertanto scelto di vagare tra diversi eventi, e alla partita italiana di calcio ne ho aggiunta una francese, una del campionato italiano di basket e persino qualche robusta sbirciata ai play-off del football americano. Con il vecchio metodo dell’isterico zapping ho perciò imposto agli eventi un consumo fast, seppure in diretta.

Perché vi ho ragguagliato sulle mie visioni televisive del weekend sportivo? Perché, nel contempo, ho visto lo Slow Reading Manifesto  lanciato da Antonio Tombolini. E tra le due questioni, al di là dell’apparenza, c’è un nesso.
Non sintetizzo qui tutti i contenuti del manifesto, che potete leggere da soli. Mi soffermo però sulla considerazione, di Tombolini, che il piacere dello slow reading possa essere messo in pericolo non tanto dall’ebook in quanto tale (cui è ampiamente favorevole), ma dalla pubblicazione in digitale di opere brevi, con immagini “più da guardare che da leggere” e, in generale, dall’essere in rischioso contatto con un mondo (quello della rete web), che per definizione è fast e rischia di distrarre il lettore. Il manifesto, fra le molte indicazioni, suggerisce la lettura soltanto di ebook che siano “il buon caro, vecchio libro, solo che è digitale”; e, in aggiunta, prescrive che il libro sia lungo, “tale da non consentire la lettura completa in un’unica sessione”.
Non sono d’accordo. E non lo sono per due considerazioni, la prima più specifica e la seconda più generale.
La considerazione specifica riguarda le potenzialità del mezzo (la pubblicazione in digitale) che sono certamente diverse da quelle della tradizionale pubblicazione cartacea: non è questione di far graduatorie tra le opportunità in più e quelle in meno, ma di prendere atto che si tratta di mezzi diversi. Dire che in digitale vanno solo pubblicati libri che sono (o potrebbero) essere in modo identico pubblicati su carta è un anacronismo: è come se il cinematografo fosse nato soltanto per far vedere in molte sale una rappresentazione teatrale recitata su un unico palcoscenico; o come se la televisione avesse riproposto solo le forme e gli stili del cinema (i film) e della radio, senza esplorare e inventare proprie specificità. È anche come pensare, per restare nel tecnologicamente avanzato, che si conversi e ci si scambi idee nel medesimo modo e nei medesimi linguaggi attraverso una e-mail, skype o un social network; che sono invece, come noto, modalità ben distinte per uso, tempo e lessico. Insomma, il cartaceo consente determinate produzioni (fra le quali c’è il libro), così come il digitale ne consente altre (fra le quali c’è il libro, ma non solo); e credo che tutte le opportunità mediatiche vadano sfruttate nella maniera più intellligente e adatta al contenuto.
La considerazione più generale si rifà al racconto iniziale delle mie (tele)visioni sportive. La scelta tra una fruizione slow e fast non si determina semplicemente in forme ontologiche, ma ha a che fare, oltre che coi gusti personali, coi contenuti. C’è chi ama la lettura tutta d’un fiato e chi centellina il tempo, chi consuma un libro senza interruzioni e chi lo spezzetta in molte porzioni; e fin qui è questione di gusti (e di possibilità: quando faccio un viaggio in aereo di tre o quattro ore, mi capita di leggere “in un’unica sessione” romanzi che non sono né brevi né superficiali). Ma neppure la stessa persona ha, nei confronti di ogni libro, i medesimi comportamenti. Non è sufficiente, almeno per me, stabilire che un libro è un libro (o che una partita di calcio è una partita di calcio) per optare in via definitiva per un consumo fast o slow; neppure se restringiamo il campo e parliamo solo di opere di narrativa. Ciascuno ha i propri tempi di lettura, spesso dettati dalle esigenze quotidiane; ma, anche potendo scegliere, non tutti i libri meritano la stessa metrica. E non si tratta neppure di una banale questione di lunghezza: se prendo in mano L.A. Confidential di James Ellroy (500 pagine fittissime) e Il viaggio dell’elefante di José Saramago (200 pagine un poco più ariose), mi rendo conto che il primo è almeno tre volte più corposo del secondo; eppure, se non voglio perdermi nei meandri della storia e dei personaggi, Ellroy preferisco divorarlo nel minor tempo possibile, mentre Saramgo amo sbocconcellarlo a piccole dosi giornaliere per godere appieno il valore di ogni parola. Il primo è un romanzo fast per natura, così come il secondo è inevitabilmente slow; e non è importante quale sia il supporto, né dove e come eserciti la mia lettura.
Come sapete, Autodafé sta per lanciare una nuova collana di ebook, attraverso il progetto Narrativo Presente. Si tratterà, per scelta, di opere di contenute dimensioni. Il che non vuol dire che, essendo brevi e in digitale, debbano essere per forza letture fast. Saranno raccolte di racconti e, alla fine, sarà il lettore a scegliere tra il consumare d’un fiato l’intera raccolta e il lento assaporare ogni singolo racconto. Come è giusto che sia.
Quel che è certo, fast o slow che sia il reading, è che si tratta di un progetto editoriale e di un prodotto che, per molteplici ragioni, non sarebbe pensabile né possibile realizzare nella tradizionale versione cartacea. E, credo, questo significa utilizzare le potenzialità di un mezzo avendo un messaggio da comunicare.

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5 commenti

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5 risposte a “Fast e slow. Il mezzo e il messaggio, il libro e il tempo

  1. Cristiano, mi sa che hai letto il manifesto dello slow reading in modalità troppo fast 😀
    Mi fai dire lì infatti cose che non ci sono, e cose cui io stesso sarei contrarissimo. Il Manifesto non sostiene affatto che si debbano pubblicare e leggere “solo” libri (per capirci) “slow”, e che la stessa modalità di lettura (o visione, secondo il tuo efficace racconto sulle partite) fast sia da abbandonare o condannare a favore di quella slow. Niente affatto, per favore, rileggilo: lì vo si dice che tutto il fast, quello sì, ai tempi del digitale, rischia di monopolizzare tutto il tempo di lettura, e così di uccidere la parte slow. Il Manifesto sostiene quindi la necessità di preservare ANCHE “il libro” così come lo conosciamo (seppur digitale) e la modalità di lettura slow, perché possano essere presenti ancora, *insieme al*, e non “al posto del”, fast. E grazie per l’attenzione e l’ospitalità! 🙂

    • cristiano abbadessa

      Ti ringrazio della partecipazione al dibattito e prendo atto volentieri delle tue precisazioni, utili anche ai lettori del nostro blog (che avevo volutamente invitato a leggere in originale tutto il Manifesto). Infatti, molti dei contenuti li condivido, ma continuo a non condividere la parte cui ho fatto riferimento, che è quella posta sotto il titoletto “I tratti essenziali dello slow reading”.
      Non sono un lettore fast, e ho letto bene il Manifesto. Anche se può suonare pedante, ti cito testualmente, perciò, quel che non mi convince. Il problema sta in quell’attacco, ripetuto nei punti dal 2 al 5, in cui dici “L’ebook vero, quello dello slow reading, ecc ecc”. Come minimo credo ci sa un “vero” di troppo, nella frase: per me, infatti, sono “ebook veri” anche quelli “più brevi, più rapidi, più facili”, quelli fatti “più di suoni e immagini che di testo” (anche se noi non li pubblichiamo, ma queste sono scelte editoriali), e quelli che non sono “tendenzialmente piuttosto lunghi” e che, volendo, possono essere letti “in un’unica sessione”.
      Forse era meglio dire semplicemente che “l’ebook dello slow reading ecc ecc”. Anche se, al proposito, continuo a pensare che si possa fruire in modo slow anche di un racconto (relativamente) breve o di un enhanced book. Perché credo, come ho detto, che l’ebook ci offra la possibilità di un approccio fast, ma non ci neghi, neppure se è breve o con suoni e immagini, la facoltà di scegliere una modalità slow.
      E forse, da quanto capisco, anche tu sei d’accordo con questa considerazione.

  2. A.

    Direttore, condivido ogni suo appunto.

  3. Ho buone aspettative nei confronti dell’enhanced book, ora tecnicamente ben messo quanto all’offerta congiunta di testo, immagini e suoni, e – credo- ormai capace di muovere i primi passi sul terreno dell’interattività. Dovrebbe risultare attrattivo per i nativi digitali, spesso deboli lettori.
    Sarebbe auspicabile che veicolasse contenuti innovativi. Adornare di musiche e filmati , che so, “I promessi sposi” non mi sembra un’operazione così interessante.
    Quanto agli ebook di solo testo, mi sfugge il problema. Saranno fast o slow in base alla “densità”, all’argomento, al lettore, più o meno come il cartaceo. Che tuttavia da noi soppiantano con estrema lentezza.
    Anche perché non appaiono superati (o almeno poco) vecchi ostacoli: prezzo e imposte, supporti, protezioni. La DMR, per esempio, non viene letta da Linux. Esclusione offensiva per gli utilizzatori del software free e anche miope: mediamente più “abili” sono in genere propensi al formato elettronico.

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