Narrativo presente: perché in aprile reiteriamo il tema Europei

europadi Cristiano Abbadessa

Per il mese di aprile, come avrete probabilmente visto nella pagina del lancio , abbiamo deciso, in accordo con gli amici di Emergenza Scrittura, di prolungare l’invito a inviare racconti sul tema proposto all’inizio del mese di marzo. Una decisione non facile, perché di norma abbiamo cercato di evitare una scelta di questo tipo, anche quando si sono presentate situazioni in apparenza simili, ma che questa volta ci è sembrata opportuna per un paio di buone ragioni.
Anzitutto, nella partecipazione del mese di marzo si sono purtroppo riproposti alcuni limiti che, a suo tempo, ci avevano indotto alla sospensione temporanea del progetto: una qualità non sempre eccelsa dei racconti inviati e, soprattutto, un raccolto davvero modesto dal unto di vista quantitativo. Due elementi che non consentivano, obiettivamente, di “chiudere il numero” per la pubblicazione dell’ebook, e avrebbero peraltro costretto a cestinare anche quanto di buono è arrivato. Situazione non nuova, che in passato abbiamo risolto saltando una pubblicazione mensile e passando ad altro tema, ma che nell’occasione ci sarebbe parsa precipitosa.
Va infatti considerato che, se stiamo alle cronache di questo mese, sarebbe stato difficile proporre per aprile un tema radicalmente diverso. In definitiva, molte delle notizie da prima pagina, nel mese di marzo, rimandano ancora alla questione che abbiamo in sospeso. La sciagura stradale di Tarragona, con le sette ragazze italiane dell’Erasmus morte nell’incidente, è il risvolto drammatico di uno degli spunti che avevamo suggerito. Gli attentati di Bruxelles, oltre a riallacciarsi al tema del terrorismo già proposto in febbraio, sono andati a colpire in modo emblematico il cuore dell’Europa e delle sue istituzioni, con bersagli a due passi dalle istituzioni comunitarie. La stessa tragica vicenda di Giulio Regeni, ancora aperta, ci rimanda a riflessioni non distanti: perché la vittima è un ragazzo più europeo che italiano (si pensi al lavoro che stava svolgendo) e perché questo “incidente diplomatico” è il rovescio della medaglia della guerra dichiarata al fondamentalismo islamico, che non si traduce solo negli attentati terroristici ma anche nelle politiche occidentali nei paesi mediorientali, incluso il sostegno a regimi “amici” (finché le cose ci vanno bene) quali presunti strumenti di contenimento dell’islamismo radicale.
Dunque, con la massima ampiezza di riferimenti, crediamo opportuno insistere. Anche perché, nel corso di marzo, abbiamo ricevuto qualche “promessa” di autori che lavoravano attorno a buone idee e sul tema, e vogliamo credere che, per circostanze particolari, sia semplicemente mancato il tempo per concretizzarle. Per questo ne diamo altro, di tempo, restando in fiduciosa attesa.

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