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La parabola dei due figli (ancora sull’abbonamento)

di Cristiano Abbadessa

«Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli; rivoltosi al primo disse: Figlio, va’ oggi a lavorare nella vigna. Ed egli rispose: Sì, signore; ma non andò. Rivoltosi al secondo gli disse lo stesso. Ed egli rispose: Non ne ho voglia; ma poi, pentitosi, ci andò. Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?» (Vangelo di Matteo 21, 28-31).
Forse dipende dal fatto che Gesù parlava agli uomini del suo tempo (la folla, infatti, rispose: «L’ultimo»). Oppure, come direbbe qualcuno, dipende dal fatto che era un inguaribile ottimista intriso di visioni utopistiche. Certo è che ho il forte sospetto che, chiamata a rispondere sinceramente, una folla odierna non potrebbe che individuare nel primo figlio il modello da seguire. Tanto più che la parabola, con un pizzico di malizia, non ci dice se il padre abbia poi saputo chi è andato a lavorare nella vigna, ma sottintende piuttosto che se ne sia disinteressato, lasciando i figli alle prese coi propri doveri e con la propria coscienza.
Oggi molti apprezzerebbero la pronta e disinvolta rassicurazione fornita dal primo figlio, di certo condita da un sorriso aperto e da un apparente attivismo; così come troverebbero degna di biasimo la svogliata ritrosia del secondo, certo accompagnata da un moto di fastidio e manifestata con una risposta mugugnata a mezza bocca. Se poi, per un malaugurato caso, la verità venisse a galla, è facile immaginare il primo figlio pronto, con la massima sfrontatezza, a giustificare l’assenza con sopravvenuti impegni, di certo più incombenti e più importanti nell’ottica della gestione familiare; mentre il secondo rivendicherebbe l’opera svolta con la tigna di chi rinfaccia, con l’ovvio contorno di lamentazioni e facendo pesare il senso del dovere. Molti, insomma, direbbero oggi che il primo figlio ha saputo fornire una buona immagine di sé, mentre il secondo, al di là dei meriti, resta uno che non si sa vendere.
La parabola mi è tornata alla mente perché, ultimamente, mi sono imbattuto in un numero un po’ eccessivo di “primi figli”.
Per esempio, qualche giorno fa avevamo un paio di autrici che, dalle 13 alle 15, avrebbero risposto su facebook alle domande dei lettori, nell’ambito del BookAvenue BookFestival. In mattinata, prima che partisse l’iniziativa, sulle pagine fb era un fiorire di amici che garantivano la loro presenza, che lodavano l’idea, che promettevano la partecipazione. Al dunque, il silenzio totale e un’assenza di partecipanti che si è tradotta in un’improvvisata, e paradossale, reciproca intervista fra le due autrici in linea.
La cosa mi ha lasciato sbigottito, anche se (o forse: proprio perché) sembra rispecchiare un diffuso spirito dei tempi. Tempi in cui, per dire, se si lancia l’idea di una serata in compagnia si viene subissati immediatamente di adesioni entusiastiche, pronunciate però da persone che poi, all’approssimarsi della data, si sfilano via via invocando impegni improvvisi e imprevisti; e, magari, lasciando con un palmo di naso chi aveva atteso qualche giorno a aderire per essere certo della propria presenza e, faticosamente liberatosi, si ritrova con l’appuntamento saltato.
Qualcosa di simile, temo, sta avvenendo anche intorno alla nostra campagna abbonamenti. Che ha subito smosso qualche commento entusiasta e diverse promesse di pubblicizzazione dell’iniziativa, senza invece suscitare voci critiche che potevano anche essere messe nel conto. Incuriosisce però che molti degli entusiasti della prima ora si siano ben guardati dal sottoscrivere l’abbonamento-sostegno seguendo le modalità previste.
Ora, è chiaro che la disponibilità a promuovere e veicolare la nostra campagna è bene accetta e degna di mille ringraziamenti. Non vorrei però che tutti finissero per farsi promotori di una iniziativa alla quale si guardano bene dall’aderire. Abbiamo scartato l’idea di fare un sondaggio sulla proposta e di avviare da subito, invece, le prenotazioni per l’abbonamento effettivo proprio per evitare di ritrovarci vittime di equivoci spiacevoli.
Chi condivide la proposta, per favore, come primo atto aderisca e prenoti il proprio abbonamento. Poi, se gli è possibile e se lo vuole, sarà tanto più benemerito quanto più riuscirà a coinvolgere altri amici, conoscenti e lettori in genere; ma questo, appunto, è il passo successivo. Perché non vorrei che ci ritrovassimo, alla scadenza fissata, circondati da sorrisi rassicuranti ma con tutti i grappoli a marcire nella vigna in cui nessuno ha lavorato.

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La libreria è inutile senza i suoi scaffali

di Cristiano Abbadessa

Capita, per fortuna sempre più di frequente, che una libreria sprovvista dei nostri titoli ci contatti per esaudire l’ordine di un cliente. La richiesta di una precisa opera potrebbe, e dovrebbe, essere la fiammella che accende un reciproco interesse e un’ipotesi di collaborazione. Purtroppo, quando proponiamo al libraio di prendere in considerazione il nostro catalogo anziché limitarsi a ordinare un’unica copia del titolo richiesto dal cliente, troppo spesso ci troviamo di fronte al famoso muro di gomma. C’è chi ci scarta perché non abbiamo un distributore in quella zona e non vuole contatti con singoli editori. Chi, magari essendo parte di una grande catena, non ci vuole perché non abbiamo i distributori giusti. Chi, magari facendo parte di una piccola catena indipendente, ci vorrebbe anche, ma non può ordinare personalmente le copie perché la piccola catena ha subito assorbito tutti i vizi burocratici e centralizzatori dei colossi della distribuzione. C’è infine il libraio che è piccolo e indipendente, come noi, ma che si trincera dietro problemi di spazio (che preferisce riservare ai soliti bestseller).
Ci sono, ovviamente, librai che cercano di superare i problemi, talora sobbarcandosi in maniera eroica anche delle fette di lavoro che spetterebbero ad altri. Ma ce ne sono troppi che si adagiano placidamente nella routine impiegatizia, anche tra coloro che non sono sottoposti ai vincoli delle grandi catene e che si fregiano con orgoglio dell’aggettivo indipendenti.
Ma, al dunque, quei librai che pretendono (e ovviamente ottengono, perché per noi e per loro “il lettore prima di tutto”) di ordinare e ricevere una sola copia, virtualmente già venduta al cliente che l’ha richiesta, rifiutando ogni altro contatto con l’editore, danno di fatto il loro piccolo contributo a scavare quella fossa in cui l’editoria indipendente (con tutte le sue figure e funzioni) verrà seppellita. Perché in questo modo cessano di essere librai per trasformarsi in una sorta di gestori di fermoposta, dove il cliente che aveva già a priori una forte determinazione a quel preciso acquisto va a ritirare il pacchetto che ha ordinato. Però, per fare questo tipo di lavoro non è necessario avere una libreria: sarebbe sufficiente attrezzare uno spazio minimo con computer e telefono; e, al limite, non vi sarebbe neppure bisogno di avere un negozio, perché si tratta di operazioni che si possono fare da un qualsiasi ufficio o persino da casa, ricevendo gli ordini via mail o via telefono. Ma a questo punto diventa evidente che questa intermediazione può essere svolta da un qualunque soggetto, e che in realtà essa stessa diventa superflua, perchè tanto vale ordinare la merce ai bookstore online o direttamente al produttore.
Per un piccolo editore la libreria ha ragion d’essere se è punto di riferimento e vetrina. Ovvero, se da un lato permette di indicare (per esempio sul sito della casa editrice) quali sono le librerie che, nelle varie città, hanno sicuramente a disposizione i titoli dell’editore in questione: un servizio che sarebbe fondamentale poter offrire ai nostri potenziali lettori. E, dall’altra parte, vi è l’importanza di essere presenti sugli scaffali di una libreria; più o meno visibili e più o meno promossi ma presenti, in modo che il marchio e i titoli comincino a essere notati anche dal lettore che non ci conosce e che non è entrato in libreria con la ferma intenzione di comprare una nostra opera.
Se non si verificano queste condizioni, il rapporto con la libreria, per un editore come Autodafé, diventa inutile; vale, in fatica e gestione, quanto il rapporto diretto col singolo lettore, ma in compenso è molto meno remunerativo e non svolge alcuna funzione promozionale.
Continuiamo a credere che la costruzione di un rapporto con alcune librerie sensibili, disponibili e realmente indipendenti sia un passaggio essenziale per la crescita dell’editore. Ma ci è chiaro che, a fronte di comportamenti troppo spesso scoraggianti, si tratta di operazione che richiede lavoro, pazienza e tempi lunghi.
Molto meglio, nel frattempo, costruire una solida comunità di lettori e amici che sostengano in forma diretta la casa editrice. La strada, come sapete, è quella dell’abbonamento. E attendiamo fiduciosi che la proposta venga percepita nella sua natura essenziale da tutti quelli che ci hanno finora seguito e incoraggiato.

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Abbonamento ai libri di Autodafé: il rapporto coi lettori e un sostegno concreto

di Cristiano Abbadessa

In questo blog, ormai da alcuni mesi, abbiamo messo con chiarezza le carte in tavola, raccontando il nostro progetto, sottolinenadone l’importanza e la funzione, ma anche denunciando senza falsi pudori le difficoltà di una piccola casa editrice. Abbiamo parlato di quanto sia inutile, e anche ingiusto, pensare di ragionare e agire con la stessa logica dei “grandi”, pietendo l’attenzione della distribuzione commerciale oligopolista. Abbiamo spiegato tutte le difficoltà di un dialogo con le librerie, che solo col tempo può essere costruito attraverso canali non convenzionali. E abbiamo concluso che, per un soggetto come Autodafé, è invece essenziale stabilire un canale diretto con i propri lettori e con tutti quanti hanno sin qui seguito con interesse il nostro proggetto editoriale.
A un anno esatto di distanza dalla nascita della casa editrice, e nell’imminenza dell’uscita di tre nuovi titoli, riteniamo sia venuto il momento di dare concretezza alle parole e di attrezzarci di conseguenza. Abbiamo quindi deciso di lanciare un campagna di abbonamento, che è anche una forma di sostegno al nostro progetto. A partire da oggi, raccogliamo le prenotazioni di coloro che intendono esprimere la volontà, e l’impegno, di abbonarsi.
L’offerta rivolta ai lettori è semplice. Chi si abbona riceverà, nell’arco di un anno, otto titoli da scegliere fra quelli in catalogo, ricevendoli direttamente a casa senza alcuna spesa aggiuntiva; in più, potrà usufruire di una serie di sconti e agevolazioni relativi alle attività e ai servizi della casa editrice. Nell’insieme, l’offerta intende non solo stabilire un canale commerciale diretto (il libro dall’editore al lettore) ma anche, attraverso sconti e agevolazioni, creare le condizioni per il reale formarsi di una comunità non soltanto virtuale. Forse circoscritta, almeno all’inizio, ma viva e partecipe; e, d’altra parte, la formula dell’abbonamento è destinata a selezionare gli interesati, anche in considerazione dell’impossibilità da parte nostra, almeno per ora, di costruire una struttura in grado di evadere in qualsiasi momento ogni singola richiesta diretta di un potenziale lettore.
Non ci nascondiamo che l’impegno richiesto, pur accessibile in termini economici, è in qualche modo vincolante. Ma è proprio quello che vogliamo, ed è il motivo per cui ci rivolgiamo in primo luogo a tutti coloro che già ci conoscono e ci apprezzano. Chiedendo loro non solo la personale sottoscrizione dell’abbonamento, ma anche un appoggio all’iniziativa e una sua diffusione promozionale presso tutti coloro che potrebbero essere interessati.
Non mi dilungo sui dettagli dell’operazione, per i quali rimando alla lettura del nostro sito (www.autodafe-edizioni.com).
E non mi dilugo oltre neppure sulle motivazioni, sullo spirito e sul significato dell’offerta che rivolgiamo ai lettori, ben sapendo che si tratta di una sfida ai canoni e alle abitudini del mondo letterario.
Di questi aspetti, magari anche per fornire chiarimenti necessari, ci sarà modo di discutere in questo ambito, nel prossimo futuro.
Un futuro prossimo, però, e non troppo diluito. Perché è chiaro che la gestione di questa iniziativa comporta la creazione di una struttura dedicata, che va costruita con impegno ed estrema attenzione.
È il motivo per cui, prima di partire con la vera e propria campagna di abbonamento, abbiamo chiesto di prenotarsi. La prenotazione è indispensabile, perchè saranno i numeri raccolti in questa fase a dirci come dimensionare l’iniziativa. Quanto prima avremo indicazioni chiare in tal senso, tanto meglio riusciremo a gestire, nell’interesse di tutti, il servizio di abbonamento ai lettori.

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