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Ottobre 2014: non esce il Narrativo Presente sul tema “Antisemiti”

di Cristiano Abbadessa

bucoNel mese di ottobre non verrà pubblicata la consueta raccolta mensile dei racconti del Narrativo Presente. Avrebbe dovuto essere disponibile la selezione dei migliori racconti sul tema lanciato nel mese di agosto, dal titolo “Antisemiti”. In considerazione della scarsa attinenza al tema delle narrazioni inviate, abbiamo deciso di non pubblicare alcun racconto e, di conseguenza, di saltare questa uscita della raccolta. Continua a leggere

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Facciamo la squadra per i Racconti mondiali.

Il calcio, l’Italia e la nuova iniziativa editoriale per Narrativo Presente
di Cristiano Abbadessa

imgSquadra2È partita la selezione per allestire la squadra mondiale per il mese di giugno.
La nostra squadra, quella di Autodafé, che si schiererà in campo con i Racconti mondiali, una raccolta di brevi produzioni letterarie ispirate alla più importante manifestazione calcistica del pianeta, al suo impatto storico e sociale, al suo vissuto nel nostro paese.
La competizione tra gli scrittori per entrare in squadra è aperta, e potete leggere nella sezione dedicata del nostro sito tutte le regole per la partecipazione .
Qui, in breve, vale la pena di ricordare le tappe principali dell’iniziativa e il suo spirito.
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Quando i narratori del presente anticipano il risultato elettorale

di Cristiano Abbadessa

risultati-elezioni-2013-04Le giornate del festival Tra le Righe a Cinisello si sono intrecciate e sovrapposte a quelle elettorali. Molto impegnati nel nostro lavoro, abbiamo finito per risvegliarci dalla faticosa kermesse fieristica giusto in tempo per votare la mattina del lunedì e restare, nel pomeriggio, a rimirare lo sbigottimento dei politici e dei commentatori per gli esiti delle elezioni. Alcuni risultati, hanno detto, contraddicevano i sondaggi; altri andavano ben al di là di quelle che erano le previsioni. Posso dire che, per quanto mi sia avvicinato al voto distratto da mille urgenti incombenze, non sono stato affatto stupito, invece, di quelle tendenze che i commentatori ritenevano imprevedibili almeno nelle dimensioni. Non perché io sia un raffinato politologo (anzi, storicamente, quando mi sono dilettato in qualche previsione elettorale con amici, di solito ci ho preso pochino), ma perché questa volta avevo sottomano un termometro del comune sentire e delle pulsioni di massa che rappresentava (e rappresenta, e rappresnterà) un utilissimo strumento per capire la realtà e prevedere come si sarebbe tradotta in voti. Mi riferisco ai racconti ricevuti e pubblicati per la prima tornata del nostro progetto Narrativo Presente.
Il tema, lo sapete, era “La sovranità appartiene al popolo”; e il richiamo alle imminenti elezioni era presente, neppure sotto traccia. Come spunti, avevamo proposto due frasi: una del presidente Napolitano contro i populismi, l’altra di padre Zanotelli contro il potere finanziario globale; due visioni in qualche modo contrapposte, certamente entrambe contenenti elementi di verità utili a sviluppare una riflessione da riprendere nella creazione narrativa. Come nella filosofia del progetto, le frasi potevano essere lette da molti punti di vista, e ci si poteva ispirare all’una o all’altra o a entrambe, condividendole o meno.
Fra gli autori che hanno partecipato, però, soltanto uno in forma abbastanza esplicita e uno in maniera molto più velata hanno fatto riferimento alla fallibilità del popolo, che può essere manipolato, ricattato, superficiale, soggetto a comportamenti irrazionali, oppure distante dalla cosa pubblica e ripiegato sul proprio particolare. Tutti gli altri racconti hanno invece, con gradazioni e forme giustamente diverse e personali, messo in risalto la figura del popolo come entità “buona”, oppressa, talora apertamente vessata o tenuta in una voluta ignoranza e soggezione; mentre, dall’altra parte, si stagliava la figura di un potere lontano, estraneo, dominante, mai espresso dal popolo stesso e impegnato semmai, attraverso i suoi fedeli servitori (figura ricorrente), a mantenere ben stretto il giogo. Una rappresentazione che ciascun autore ha modellato in forme proprie, più o meno allegoriche, ma che è possibile ritrovare quasi in tutte le opere.
È stato, come dicevo prima, un buon termometro per misurare la temperatura sociale. Anche perché conosco bene alcuni degli autori (non tutti, è chiaro), e so che questa visione non discende necessariamente dalla loro formazione politica o dal personale orientamento. Da narratori del presente, però, hanno fotografato (e trasfigurato) un sentimento comune e diffuso, che ben rappresenta i nostri tempi. Davanti a queste creazioni letterarie ho capito, più di quanto sia riuscito ai sondaggisti con i loro numeri o ai politologi con i loro saggi, che quelle forze politiche oggetto del richiamo presidenziale, quei partiti o movimenti contro i quali era diretto il segnale di allarme del “populismo”, avrebbero ricevuto alle elezioni un premio, e non una punizione. In particolare, tanto per essere più espliciti, lì ho capito che il Movimento 5 Stelle sarebbe andato oltre il 20% e si sarebbe affermato come il più credibile interprete di quel diffuso sentimento che ritrovavo anche nei racconti dei nostri autori.
Sabato scorso, nell’ambito della manifestazione di Cinisello, abbiamo presentato il nostro Narrativo Presente in una tavola rotonda con ospiti di riguardo. È stata una bella chiacchierata, che il tempo non ha consentito di dipanare fino in fondo. Tra gli argomenti rimasti un po’ in sospeso vi era il valore di testimonianza storica che, un domani anche non vicino, avranno questi racconti per quanti, alla ricerca delle tracce della memoria, vorranno ricostruire un periodo della nostra storia rifacendosi a fonti varie, magari pescando i fatti dagli archivi dei giornali ma cercando di cogliere spirito, sentimenti e linguaggi del tempo dalle tracce della narrazione. Credo che l’insieme dei racconti scritti nel mese di gennaio 2013 per Narrativo Presente rappresenterà, in futuro, un ottimo punto di partenza per capire il voto della fine di febbraio e classificarlo come inevitabile conseguenza di un sentire diffuso, ben chiaro a chi ha guardato la realtà e tutt’altro che imprevedibile.
Direi, per gli scopi che ci siamo prefissi, che si tratta di un’ottima partenza.

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